• minerali 15 febbraio

    Accordo UE sui minerali dei conflitti: responsabilità limitata e regolamento inefficace

    Venerdì 17 giugno, 2016

          Comunicato Stampa FOCSIV – CIDSE

    L’ACCORDO DELL’ UNIONE EUROPEA SUI MINERALI DEI CONFLITTI:

     UNA RESPONSABILITÀ LIMITATA PER UN REGOLAMENTO INEFFICACE

     

    Il 15 giugno 2016, i rappresentanti dell’Unione Europea incaricati di negoziare il Regolamento sui minerali dei conflitti sono giunti ad un accordo politico. Tra gli europarlamentari si respira un clima di soddisfazione per il compromesso raggiunto, ma la società civile ha immediatamente evidenziato le debolezze di questo accordo. FOCSIV e CIDSE, rete delle agenzie cattoliche d’Europa e Nord America, sottolineano le debolezze di un accordo che probabilmente avrà impatti positivi limitati per le popolazioni del Sud che vivono nelle vicinanze delle aree estrattive.

    Nonostante il richiamo alla responsabilità dell’UE chiesto da 150 vescovi cattolici di 38 Paesi in tutto il mondo, nonostante le iniziative dei cittadini e delle organizzazioni della società civile, i governi degli Stati membri dell’UE non hanno ritenuto di adottare un regolamento che prevedesse una responsabilità delle imprese equamente condivisa lungo tutta la filiera dei minerali, in contrasto con gli sforzi che si stanno compiendo in tal senso anche a livello internazionale.

    Accogliamo la decisione dell’UE sui minerali dei conflitti con molti dubbi sulla sua efficacia – afferma Gianfranco Cattai, Presidente FOCSIV – Le lobby delle imprese, a nostro giudizio, hanno avuto più peso rispetto alla domanda delle organizzazioni della società civile che chiedevano un accordo ambizioso e di alto respiro per salvare migliaia di uomini, donne e bambini dallo sfruttamento e dalle violenze perpetrate dai signori della guerra che gestiscono l’estrazione e il commercio illegale di minerali provenienti da aree in conflitto”.

    Cosa prevede l’accordo?

     Due diligence (dovuta diligenza) obbligatoria per gli importatori. I controlli di due diligence, condotti secondo le linee guida OCSE, dovrebbero essere obbligatori per gli importatori di metalli (stagno, tungsteno, tantalio e oro) e loro materiali grezzi, provenienti da zone di conflitto e ad alto rischio. Autorità competenti degli Stati membri avranno il compito di assicurare il rispetto delle norme da parte delle imprese, e di determinare le sanzioni per il mancato rispetto delle stesse, con il monitoraggio della Commissione europea.

    Nessun onere per le piccole imprese. Le piccole imprese che importano questi minerali non dovrebbero essere tenute a rispettare il sistema di due diligence, per non essere appesantite da oneri burocratici eccessivi. Metalli riciclati, giacenze europee e derivati sono esclusi dal regolamento.

    Obblighi di informazione per i grandi produttori e venditori europei. Le grandi imprese europee che producono o vendono prodotti che contengono stagno, tantalio, tungsteno e oro – cioè quelle soggette alla legislazione UE sulla “rendicontazione non finanziaria” (superiori a 500 dipendenti) – saranno incoraggiate a riferire sulle proprie pratiche di approvvigionamento sulla base di una nuova serie di indicatori che saranno sviluppati dalla Commissione Europea. Inoltre, queste aziende potranno accedere ad un registro istituito dalla Commissione e riferire spontaneamente sulle loro pratiche di due diligence.

    Clausola di revisione. L’accordo prevede inoltre che la Commissione Europea riferisca al Parlamento sull’efficacia della nuova legge, sia in termini di impatto sul terreno che di adempimento da parte delle imprese, prendendo in considerazione l’eventualità di modificare il regolamento inserendo nuovi e maggiori obblighi vincolanti per le imprese.

    Il Regolamento dunque adotta un approccio parziale poiché solo i grandi importatori di metalli e loro materiali grezzi saranno tenuti a controllare il proprio sistema di approvvigionamento mentre tutte le altre imprese che importano minerali in prodotti finiti o semilavorati non hanno alcun obbligo.

    Bernd Nilles, segretario generale di CIDSE, ha riconosciuto che “c’è stato un primo passo nella giusta direzione grazie agli sforzi di coloro che hanno lavorato duramente per garantire un approccio obbligatorio sul commercio dei minerali dei conflitti, pur deplorando che i cittadini europei non avranno ancora alcuna garanzia che i prodotti tecnologici che acquistano non nascondano storie di sofferenza. La decisione che è stata presa non mette al centro le persone, soprattutto le più deboli e, per questo, non riflette i principi di un’Unione Europea virtuosa“.

    E il Presidente FOCSIV Gianfranco Cattai aggiunge: “Il nostro lavoro di sensibilizzazione, assieme alle diverse iniziative portate avanti dai cittadini e da illustri esponenti della Chiesa Cattolica, ha avuto un forte impatto sulla presa di posizione di alcuni europarlamentari. Quello che abbiamo ottenuto ieri sera è un piccolissimo traguardo ma poco o niente cambierà per coloro che sono quotidianamente colpiti dalle violazioni legate all’attività estrattiva.  La resa dei conti ci sarà grazie alla clausola di revisione, quando i leader UE saranno costretti a rafforzare l’obbligatorietà delle norme per un reale impatto del Regolamento”.

    I dettagli tecnici della legislazione concordata in linea di principio devono ancora essere elaborati. La Presidenza olandese del Consiglio si è impegnata a concludere i negoziati legislativi informali con gli europarlamentari  prima che si concluda il suo mandato, il 1 ° luglio. Ulteriori “triloghi” politici  sotto la presidenza slovacca potrebbero essere necessari per suggellare il testo finale della Legge prima che sia approvato dal Parlamento in seduta plenaria.

     

    Ufficio Stampa FOCSIV – Volontari nel mondo
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