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    Conflict Minerals: termina l’iter legislativo ma non il nostro impegno!

    Son passati circa 3 anni dalla proposta della Commissione Europea per un regolamento che ostacolasse il commercio dei minerali insanguinati. FOCSIV, con CIDSE e altri partner europei, ha seguito sin dall’inizio questo importante processo legislativo, mettendo in luce gli aspetti positivi e le lacune di una normativa che, ambiziosa negli obiettivi, può essere realmente efficace solo con elementi di obbligatorietà e trasparenza. Nel documento “Finalmente il nuovo regolamento europeo sui minerali dei conflitti” riportiamo le attività, gli strumenti e i risultati della campagna sui Conflict minerals che ha visto la Federazione impegnata in prima linea nella promozione della giustizia sociale per tutti gli uomini e donne del pianeta.

    Agire per fermare il commercio dei conflict minerals, ostacolare la spirale di violenza e violazioni dei diritti umani che interessano l’estrazione di determinati minerali in diverse regioni del mondo ed essere di supporto ai cittadini consumatori promuovendo un commercio trasparente, equo e non criminale: queste sono le motivazioni che hanno spinto FOCSIV ad essere parte attiva della campagna europea sui minerali dei conflitti, estratti sotto il controllo di bande armate e organizzazioni criminali che sfruttano le popolazioni locali e le pongono in condizioni di schiavitù per finanziarsi con il loro commercio.

    Basandosi sulla proposta legislativa della Commissione Europea del 2014, FOCSIV con CIDSE ha seguito e svolto un’intensa attività di lobbying ed advocacy monitorando i diversi step decisionali e posizionandosi sempre a favore di un approccio obbligatorio, trasparente ed onnicomprensivo della normativa che possa essere realmente di impatto per quelle comunità vulnerabili che vivono in prossimità delle miniere in regioni del mondo già solitamente caratterizzate da fenomeni di corruzione a diversi livelli, forte instabilità politica e sociale e sfruttamento selvaggio delle risorse naturali.

    La mancanza di elementi ambiziosi nella prima proposta legislativa è stato un elemento che ha dato impulso ad una fruttuosa collaborazione tra diverse organizzazioni della società civile e politici di buona volontà impegnati per il bene comune che si sono battuti durante tutto l’iter legislativo per un approccio obbligatorio della normativa.

    Il risultato? Un successo – considerata la marcata fragilità della proposta iniziale – ma parziale poiché l’approccio parziale adottato nel regolamento (obbligatorietà di due diligence solo per i grandi importatori di metalli e loro materiali grezzi) non mette al centro le persone, soprattutto le più deboli e, per questo, non riflette i principi di un’Unione Europea virtuosa. Ad ogni modo, ancora molto lavoro ci attende nel seguire le negoziazioni tecniche in vista del voto formale del Parlamento Europeo (Marzo/Aprile 2107) e nel monitoraggio dell’implementazione della normativa a livello nazionale, un lavoro di promozione di giustizia che seguiremo con costanza, responsabilità e determinazione.

    Il paper “Finalmente il nuovo regolamento europeo sui minerali dei conflitti” disponibile al link: http://bit.ly/2kmi1tQ