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    PARLARE DI PACE SEMINANDO LA GUERRA: IL COMMERCIO DI ARMI CRESCE SEMPRE DI PIU’

     

    Avviare programmi umanitari, condannare duramente le campagne militari, mettere all’indice la guerra come il peggiore dei mali: e poi, come se niente fosse, ricominciare tranquillamente ad esportare armi. È triste la realtà dei fatti che emerge da un rapporto di SIPRI, un gran lavoro di raccolta dati che analizza importazioni ed esportazioni dei principali armamenti.

    FOCSIV con la campagna Humanity – Essere umani con gli esseri umani denuncia l’ipocrisia degli Stati e delle grandi imprese che si arricchiscono con la vendita di armi, fomentando violenza, crisi, guerre, morti, sfollati e rifugiati.

     

    IL RAPPORTO

    Lo studio di SIPRI è un gran lavoro di raccolta dati che analizza importazioni ed esportazioni dei principali armamenti; una ricerca puntuale e documentata che mette in luce impietosamente come la compravendita di armi, che dai primi anni duemila iniziò a registrare una crescita costante, sia incrementata dell’8,4% nell’arco temporale che va dal 2012 al 2016: si tratta della crescita più imponente dei flussi di armamenti registrata dalla fine della guerra fredda.

    Sono soprattutto i Paesi dell’Asia e del Medio Oriente ad aver incrementato le importazioni di armamenti: un aumento del 7,7% nei due quinquenni 2007-2011 e 2012-2016. Per dare il senso concreto di queste percentuali, basti dire che le due aree geografiche coprono attualmente il 43% delle importazioni mondiali di armi.

    CHI IMPORTA

    ASIA – L’India è risultato essere il maggior importatore di armamenti a livello mondiale negli anni 2012-2016, coprendo da sola il 13% del mercato globale. Il Vietnam ha aumentato vertiginosamente – 202%  – l’acquisto di armi passando dal ventinovesimo posto (2007-2011) al decimo (2012-2016) nella classifica mondiale degli importatori. A differenza della Cina, che da anni ha iniziato a produrre in casa learmi di cui ha bisogno, l’India è tuttora fortemente dipendente dal mercato esterno, dato comprovato dall’ingente flusso di importazioni soprattutto da Russia e Stati Uniti.

    MEDIO ORIENTE – Il Medio Oriente è l’area geografica in cui l’acquisto di armi ha registrato la crescita più impressionante in questi ultimi anni. Il tasso di crescita tra i due quinquenni 2007-2011 e 2012-2016 è stato dell’86%; a fine2016 l’area mediorientale copriva,da sola, il 29% delle importazioni mondiali. Analizzando Stato per Stato, dal rapporto emerge che è l’Arabia Saudita ad aver incrementato di più le importazioni di armi, avendo registrato un aumento del 212% dal 2007-2011 al 2012-2016: un’impennata che ha portato lo Stato del Golfo al secondo posto degli importatori mondiali di armi, secondo solo all’India.

    Il Qatar è l’altro Paese in cui la crescita di importazioni ha registrato un incremento preponderante; ed è interessante, ha notato Pieter Wezeman, Senior Researcher del SIPRI Arms and Military Expenditure Programme, che gli acquisti di armamenti da parte dei Paesi mediorientali – che si sono rivolti soprattutto al mercato europeo, segnatamente la Russia – siano aumentati nonostante la caduta dei prezzi del petrolio abbia inciso notevolmente sulle risorse economiche dei Paesi del Golfo.

    CHI ESPORTA

    STATI UNITI – Nel periodo 2012-2016 gli USA  sono stati i maggiori esportatori di armi, con un incremento del 21% rispetto al periodo 2007-2011. Gli USA forniscono armi a più di 100 Paesi nel mondo,  e la mole di esportazioni riguarda un’ampia varietà di armamenti di guerra, dagli aerei da combattimento ai missili cruise. Importante studiare i mercati di destinazione: quasi metà degli armamenti venduti sono diretti a Paesi del Medio Oriente.

    RUSSIA –Nel periodo 2012-2016, la Russia ha venduto armamenti per circa il 23% del volume globale di esportazioni. Il 70% delle esportazioni russe sono andate a India, Vietnam, Cina ed Algeria.

    CINA – Sebbene stia sempre più incrementando la produzione interna, la Cina rimane uno dei maggiori esportatori di armamenti, le cui vendite ha incrementato dal 3.8 al 6.2%tra il 2007–11 e il 2012–16.

    FRANCIA –La Francia copre circa il 6% delle vendite globali di armamenti.  Nonostante qualche anno fa si fosse registrato un calo delle esportazioni di armamenti, non si è evidentemente trattato diuna decisione strutturale: negli ultimi 5 anni,infatti, il Paese transalpino ha firmato una serie di contratti ed accordi che reinvertiranno la tendenza, confermandola tra i Paesi leader nella vendita di armi.

    GERMANIA – Il Paese tedesco detiene circa il 5% della quota globale di esportazioni di armamenti, ma la comparazione tra i due quinquenni di riferimento 2007-2011/2012-2016 mostra che la vendita è diminuita, in percentuale, del 36%.

    ITALIA – Il nostro Paese rimane, tra gli europei, uno degli storici esportatori di armamenti: la percentuale dell’Italia sulla quota globale di esportazioni è del 2,7%, al di sotto dei leader del settore – Francia, Germania, Regno Unito e Spagna – ma comunque nei primi dieci posti nel ranking degli esportatori mondiali. Inoltre Finmeccanica, maggiore azienda italiana produttrice di armi, si posiziona anch’essa tra i primi dieci posti nella classifica delle maggiori imprese del settore, e dei relativi profitti.

    LE PAROLE E I FATTI

    L’incremento costante nella compravendita di armamenti, fattore grave di per sé, è tanto più inquietante se si pensa alle politiche che l’UE sta portando avanti in tema di risoluzione dei conflitti e gestione dei flussi migratori.

    Se da una parte si moltiplicano tavoli di pace, colloqui distensivi, iniziative umanitarie,dall’altra  i singoli paesi membri continuano a a concludere accordi milionari nel commercio di armi, per giunta proprio verso molti di quei Paesi che si vorrebbero “aiutare”. Anzi, le vendite di armamenti fanno parte dell’aiuto. Il dato inerente al flusso di trasferimenti di armi verso il Medio Oriente mette a nudo una contraddizione stridente tra ciò che si dice – sotto forma di roboanti annunci, accorati appelli, tavoli negoziali – e ciò che si fa: inondare una delle aree più instabili del mondo con tonnellate di armamenti, alcuni dei quali di ultimissima generazione.

    FOCSIV ha avviato ad ottobre “Humanity – Essere Umani con gli Esseri Umani”, campagna che vuole dare conforto alle popolazioni mediorientali con una rete di interventi che si estende a tutta l’area, dalla Siria al Libano, dal Kurdistan iracheno ai confini con la Turchia. Fornitura di beni di prima necessità, accoglienza nei campi per gli sfollati, progetti di ricreazione, istruzione e avviamento professionale sono solo alcune delle iniziative portate avanti dai nostri volontari, che ogni giorno mettono in campo tutta la loro determinazione per provare a restituire una speranza a chi non conosce altro che la guerra da tanti, troppi anni.

    È per questo che FOCSIV, da sempre in prima linea nella costruzione della pace,condanna con fermezza l’ipocrisia di buona parte delle democrazie occidentali, che con la mano sinistra ratificano convenzioni di pace e risoluzioni di condanna mentre con la destra continuano, spesso senza alcuna trasparenza, a firmare accordi milionari nel commercio di armamenti.