• minerali 15 febbraio

    Una nuova campagna per fermare i minerali dei conflitti

    Comunicato stampa congiunto FOCSIV, JUSTICE &PAIX, EURAC

    Una nuova campagna per chiedere ai leader europei

    di deliberare urgentemente un regolamento sui minerali provenienti dalla aree dei conflitti

    Roma, 7 Marzo 2016. Ad un mese dell’inizio dei negoziati tra il Parlamento europeo, la Commissione Europea e i 28 Stati membri dell’Unione Europea che formano il Consiglio, sulla legge per la regolamentazione del commercio dei minerali provenienti dalle aree di conflitto, FOCSIV con CIDSE, EurAc e Justice & Paix lanciano una campagna per tenere alto il livello di attenzione su quanto sarà deciso a Bruxelles.

    Da alcuni giorni è possibile firmare, sulla piattaforma della campagna, una lettera dei cittadini europei ai politici dell’Unione nella quale si esprime la profonda preoccupazione che “i prodotti che si comprano potrebbero nascondere storie di sofferenza”, consci che per l’estrazione dei minerali sono sfruttati uomini, donne e bambini, arricchendo bande armate che agiscono in paesi come il Congo. I minerali sono commerciati il più delle volte illegalmente e sono utilizzati per produrre, ad esempio, cellulari e computer. L’acquisto di minerali di dubbia provenienza, da parte delle aziende rende, queste ultime, “complici” delle bande armate.

    I cittadini europei chiedono che dal negoziato europeo si arrivi ad un regolamento che ponga al centro la dimensione etica della produzione e del commercio, piuttosto che anteporre il profitto ai diritti umani. Lo  scorso maggio, grazie ad una mobilitazione ed una forte pressione dell’opinione pubblica, il Parlamento Europeo ha votato a favore di un regolamento ambizioso e vincolante. Questo ottimo risultato, tuttavia, rischia di essere inficiato: molti Stati membri dell’Unione Europea si oppongono alla promulgazione di una legge vincolante mentre sono favorevoli a ratificare un sistema volontario e parziale. Sistema non sufficiente a porre realmente fine al commercio dei minerali dei conflitti e non in grado di garantire che i prodotti elettronici acquistati ed usati dai cittadini europei non nascondano storie di  violenza e sofferenza.

    Con l’approvvigionamento dei minerali provenienti da aree di conflitti o ad alto rischio le imprese europee, non  obbligate  ad effettuare controlli adeguati sulla catena commerciale, rischiano di contribuire ad alimentare la violenza a scapito dei diritti umani, della pace e dello sviluppo. L’approccio volontario permette che i minerali dei conflitti siano presenti nei nostri computer,  telefoni, automobili ed in tutti i dispositivi elettronici.

    Bernd Nilles, Segretario Generale CIDSE, ha sottolineato come “con questa campagna, i cittadini europei potranno in agire e mostrare ai propri rappresentanti che non vogliono essere complici di questo commercio criminale. Confidiamo che i messaggi rivolti ai decisori europei li incoraggeranno a mettersi all’altezza della situazione e a promulgare questo regolamento, facendo proprie le preoccupazioni della cittadinanza europea. “

    Gianfranco Cattai, Presidente FOCSIV – volontari nel mondo, ha aggiunto che“in questa fase finale del processo decisionale è fondamentale che i leader politici europei sappiano riflettere i valori fondanti su cui si basa l’Unione Europea. Solo un regolamento efficace basato su un approccio vincolante potrà garantire trasparenza nel commercio dei minerali e tutelare le popolazioni vulnerabili vittime di un sistema in cui l’uomo è sfruttato per arricchire pochi signori della gerra ed alcune imprese complici. L’Unione Europea non perda occasione di mostrare responsabilità e autorevolezza sulla questione dei diritti umani.”

    Per una legislazione che contribuisca realmente a rompere i legami tra risorse naturali e conflitti, invitiamo i politici a:

    1. Mostrare la propria leadership su questo tema, sostenendo i requisiti obbligatori di dovuta diligenza lungo l’intera filiera produttiva.
    2. Sostenere un regolamento che sia conforme alle linee guida dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) sui Minerali dei conflitti:
    • garantendo che tutti gli obblighi di diligenza siano coerenti con gli standard OCSE;
    • coinvolgendo le imprese importatrici di metalli e, in particolare, le aziende che vendono nel mercato dell’Unione Europea prodotti contenenti minerali contemplati nel regolamento;
    • utilizzando nel regolamento un linguaggio che rifletta la natura flessibile e progressiva delle regole di dovuta diligenza per consentire anche alle piccole imprese di partecipare attivamente al controllo del commercio.

    CLICCA L’IMMAGINE PER FIRMARE LA PETIZIONE!

    immagine minerali

     

     

    Alcune note

    Aggiornamento sul regolamento relativo ai minerali dei conflitti:

    In assenza di un efficace sistema di regolamentazione, i cittadini europei non possono essere sicuri che i prodotti che acquistano e utilizzano quotidianamente non nascondano violazioni dei diritti umani. Per affrontare questo problema, la Commissione Europea ha proposto il regolamento sui minerali dei conflitti nel marzo del 2014. La proposta è stata deludente sotto diversi punti di vista: un sistema di autocertificazione cui le aziende possono aderire volontariamente e che si applica solo a 19 fonderie e raffinerie con sede nell’UE, non coprendo tutti i prodotti che entrano nel mercato comunitario che contengono i minerali considerati nel regolamento. A Maggio 2015 il Parlamento Europeo ha rafforzato la proposta ed ha chiesto a tutte le aziende europee, che producono o importano componenti e prodotti finiti contenenti i minerali contemplati nel regolamento, di controllare in modo obbligatorio il proprio sistema di approvvigionamento assicurandosi che non si stia alimentando i conflitti o non si sia complici di violazioni dei diritti umani. Pur rimanendo ancora alcune lacune, FOCSIV con CIDSE ha accolto con favore questo voto, che costituisce un grande passo in avanti rispetto alla prima proposta. Tuttavia, il compromesso, deciso dal Consiglio europeo lo scorso dicembre e che prevede un approccio volontaristico, indebolisce di fatto quanto stabilito in maniera progressista dal Parlamento europeo. Ora la fase decisionale è quella costituita dai negoziati tra il Parlamento, il Consiglio e la Commissione.