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La coerenza esterna dell’Europa per lo sviluppo sostenibile

La coerenza esterna dell’Europa per lo sviluppo sostenibile

Ufficio Policy Focsiv – Nell’ambito della coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile (Policy Coherence for Sustainable Development – PCSD) vi sono delle analisi che cercando di capire la cosiddetta coerenza esterna, ovvero se, come e quanto lo sviluppo di un Paese ha conseguenze, negative o positive, per gli altri Paesi.

In tal senso, recentemente il Sustainable Development Solution Network (SDSN) ha pubblicato il Europe Sustainable Development Report 2026, che ha misurato gli effetti di spillover o traboccamento o ricaduta dell’Europa sui Paesi terzi. Nel rapporto si legge che “Il buon governo e la cooperazione internazionale sono fondamentali per consentire il raggiungimento degli SDGs: l’SDG 16 (Pace, giustizia e istituzioni solide) invita i paesi a governare in modo responsabile e pacifico, mentre l’SDG 17 (partenariati per gli obiettivi) invita i paesi a cooperare tra loro e ad aumentare la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile.

I paesi generano effetti di ricaduta positivi o negativi quando le loro politiche interne hanno conseguenze oltre i propri confini, influenzando la capacità di altri paesi di raggiungere gli SDG: raggiungere lo sviluppo sostenibile. Il SDSN monitora questi impatti transfrontalieri attraverso un indice sugli spillover o ricadute internazionali dedicato che li misura su quattro dimensioni: 1) ricadute ambientali e sociali incorporate nel commercio, 2) ricadute relative ai flussi economici e finanziari, e 3) ricadute relative al mantenimento della pace e alla sicurezza. E in particolare anche gli effetti transfrontalieri su aria e acqua.




L’Indice internazionale delle ricadute

Qui sopra i 15 indicatori per l’Italia

L’Indice delle ricadute 2026 per l’Europa comprende 15 indicatori che sono inclusi anche nell’Indice SDG complessivo. Esso misura i progressi compiuti dall’Europa nella riduzione degli impatti transfrontalieri negativi che interessano altri paesi. Tali impatti possono essere suddivisi in quattro categorie.

Effetti di ricaduta ambientali e sociali insiti nel commercio. Questi comprendono gli impatti internazionali relativi all’inquinamento e all’uso delle risorse naturali, nonché gli impatti sociali generati dal consumo di beni e servizi. I modelli Input-Output multiregionali (MRIO), combinati con set di dati satellitari, forniscono potenti strumenti per monitorare tali impatti generati in tutto il mondo dai paesi consumatori. Questa categoria di ricadute, che comprende anche le esportazioni di pesticidi tossici e il commercio illegale di specie selvatiche, è particolarmente legata all’SDG 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica), agli SDG da 12 a 15 (relativi al consumo responsabile, al clima e alla biodiversità) e all’SDG 17 (Partnership per gli obiettivi). Inoltre, influisce indirettamente su tutti gli altri SDG.

Effetti di ricaduta legati ai flussi economici e finanziari. Questi includono la concorrenza fiscale sleale, la corruzione, il segreto bancario, il trasferimento degli utili, i paradisi fiscali e i beni rubati, che minano la capacità di altri paesi di mobilitare risorse per raggiungere gli SDG. Includono anche ricadute positive (o “impronte positive”) come i finanziamenti internazionali per lo sviluppo (ad esempio, l’APS). Questi tipi di ricadute sono strettamente correlati all’SDG 16 (Pace, giustizia e istituzioni solide) e all’SDG 17 (Partnership per gli obiettivi) – e indirettamente a tutti gli altri SDG, in particolare attraverso l’APS.

Effetti di ricaduta sul mantenimento della pace e sulla sicurezza. Questi includono esternalità negative quali la criminalità organizzata internazionale o le esportazioni di armi convenzionali pesanti o di armi leggere (che possono avere un impatto destabilizzante sui paesi poveri), nonché effetti di ricaduta positivi come il sostegno di un paese al multilateralismo basato sull’ONU, misurato dall’UN-MI.

Tra le altre ricadute positive di questa categoria vi sono gli investimenti nella prevenzione dei conflitti e nel mantenimento della pace. Queste ricadute sono particolarmente legate all’SDG 16 (Pace, giustizia e istituzioni solide) e all’SDG 17 (Partnership per gli obiettivi), ma sono anche indirettamente collegate alla maggior parte degli altri SDG, compresi quelli relativi alla povertà, alla fame e alla salute, nonché ad altri obiettivi socio-economici.

Flussi transfrontalieri diretti di aria e acqua. Questi riguardano gli effetti generati dai flussi fisici – ad esempio di aria e acqua – da un paese all’altro. L’inquinamento transfrontaliero dell’aria e dell’acqua è difficile da attribuire a un paese di origine, e questo rimane un’importante lacuna nei dati. Purtroppo, l’Indice Internazionale delle ricadute non include attualmente alcun indicatore per monitorare questo tipo di impatti. Essi sono in particolare correlati all’SDG 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari) e agli SDG da 12 a 15 su clima e biodiversità, ma riguardano anche molti altri obiettivi, tra cui l’SDG 3 (Salute e benessere).

L’Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) è un importante effetto di ricaduta finanziaria positivo generato dai paesi ad alto reddito per i cosiddetti Paesi in via di sviluppo. Svolge un ruolo fondamentale nel facilitare lo sviluppo sostenibile nei paesi a basso e medio reddito, che spesso soffrono di una capacità fiscale limitata, di un debito elevato, e oneri e condizioni di finanziamento restrittive sui mercati internazionali. Ma nel 2024, i livelli di APS sono diminuiti nella maggior parte dei paesi europei e solo quattro – Norvegia, Lussemburgo, Svezia e Danimarca – soddisfano attualmente l’obiettivo internazionale dello 0,7% del RNL. La Germania, nonostante avesse raggiunto questo obiettivo nel 2023, ha ridotto i propri contributi di APS più di qualsiasi altro paese europeo nel 2024.

L’Indice di ricaduta internazionale mostra che i paesi ad alto reddito sono responsabili della maggior parte degli impatti negativi, in particolare quelli insiti in pratiche non sostenibili come nei consumi e scambi commerciali-

Il volume delle emissioni di gas serra generate dal commercio illustra la portata di questi impatti. Oltre il 40% delle emissioni di gas serra dell’Unione Europea è generato all’estero. Ciò significa che gli sforzi per decarbonizzare i sistemi energetici a livello nazionale devono essere accompagnati da iniziative volte a rendere più pulite le catene di approvvigionamento.

Basandosi in particolare sul Villars Framework for a Sustainable Global Trade System, le coalizioni di paesi volenterosi – compresi i paesi di medie dimensioni – dovrebbero continuare a rafforzare le normative che promuovono un sistema commerciale equo e sostenibile sotto l’egida dell’Organizzazione mondiale del commercio. Sono inoltre necessarie riforme di governance in specifiche catene di approvvigionamento. Infine, la valorizzazione del capitale naturale e l’integrazione della natura nei bilanci sono leve fondamentali per mitigare le ricadute internazionali.

Prospettive

In un contesto multilaterale frammentato, gli SDG rappresentano un’aspirazione per l’Europa e per le economie di medie dimensioni che intendono promuovere uno sviluppo equilibrato, la cooperazione globale e un ordine internazionale basato sulle regole. In termini pratici, l’Europa potrebbe riaffermare il proprio impegno nei confronti degli SDG e dell’Agenda 2030 attraverso una dichiarazione congiunta del Consiglio, del Parlamento e della Commissione europea. L’UE potrebbe inoltre impegnarsi a presentare una seconda revisione volontaria a livello dell’Unione entro luglio 2027, in tempo per il vertice sugli SDG a livello di capi di Stato previsto per settembre 2027. Tale revisione potrebbe affrontare le aree identificate in questo rapporto come particolarmente impegnative, quali le ricadute internazionali e il progresso e la convergenza socio-economica, articolando al contempo una visione chiara e una serie di proposte concrete per un ambizioso quadro post-2030 e i mezzi di attuazione necessari per promuovere lo sviluppo sostenibile.