Fonte immagine Campagna di comunicazione istituzionale “Coopera” | www.governo.it
Pensieri dalla Conferenza della cooperazione Coopera
Ufficio Policy Focsiv – Si è appena conclusa la Conferenza Coopera 2026 sulla cooperazione allo sviluppo italiana. Una bella conferenza con molti interventi che ha affermato l’impegno del Governo italiano a sostenere un partenariato tra pari in particolare con gli Stati africani, per dovere morale e reciproco interesse, come evidenziato sia dal Ministro degli esteri Tajani sia dal viceministro Cirielli.
E’ impossibile entrare nel merito delle tante cose dette. Scegliamo di concentrarci sul tema del futuro della cooperazione italiana riprendendo i contenuti della discussione sulla revisione tra pari svolta dal comitato dei donatori dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.
Il comitato dei donatori ha tra i suoi compiti quello di confrontarsi sulle politiche di cooperazione secondo alcuni principi condivisi (Development co-operation principles and standards | OECD). Su questa base è stata svolta recentemente una analisi della cooperazione italiana che indica alcune raccomandazioni per il futuro (OECD Development Co‑operation Peer Reviews: Italy 2026 | OECD).
Il presidente del comitato Carsten Staur ha sottolineato innanzitutto gli aspetti positivi della cooperazione italiana: la sua ambizione grazie al lancio del Piano Mattei con un approccio integrato tra questioni economiche, sociali e ambientali; il focus geografico sui Paesi africani; la creazione di un sistema di attori dedicato alla cooperazione (whole of government and society); le innovazioni finanziarie grazie al fondo clima e al crescente ruolo di Cassa Depositi e Prestiti; il sostegno al multilateralismo soprattutto in questo periodo di crisi del sistema (il 54% dei fondi di cooperazione va al sistema ONU e all’Unione europea).
Insomma il comitato appoggia un futuro della cooperazione che prosegua con un Piano Mattei di sistema capace di fare leva sulla finanza, in alleanza con il sistema multilaterale ed europeo.
Vi sono però anche alcuni elementi di debolezza da migliorare: considerata l’ambizione italiana è necessario programmare un aumento delle risorse per giungere l’obiettivo dello 0,7% del reddito nazionale lordo per l’aiuto pubblico allo sviluppo; occorre migliorare l’efficienza del sistema degli attori, il coordinamento, le procedure e la trasparenza del Piano Mattei; si rileva il problema dell’integrazione e della mancanza di coerenza tra attori e strumenti relativamente al rapporto tra migrazioni e sviluppo; la necessità di rafforzare le capacità e le competenze dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e di CDP vista l’ambizione e la moltiplicazione di Paesi partner e progetti da mettere in funzione. Si pone infine la questione della coerenza del sistema, dell’equilibrio tra interessi economici, obiettivi sociali ed ambientali, governo delle migrazioni.
A tale proposito la direttrice del comitato Pilar Garrido ha posto la domanda del “quale impatto per chi”, di dare conto dell’impatto rispetto ai principi della lotta alla povertà e alla disuguaglianza, della resilienza climatica. Occorre dare priorità chiare, allineare attori e strumenti in un quadro coerente. Ha inoltre ricordato come il principio della ownership, ovvero della titolarità della cooperazione in mano ai Paesi partner, non riguardi solo gli attori statali ma in generale la società locale.
Il direttore generale della cooperazione italiana, Gatti, ha evidenziato il grande sforzo della creazione del sistema di attori e della individuazione assieme di buoni progetti con i Partner locali sulla cui base attrarre le risorse necessarie. Il presidente Staur ha comunque sottolineato l’esigenza di dare risorse e capacità al sistema per saper rispondere alle ambizioni poste dal Piano Mattei, e l’importanza di lavorare in Unione europea per un nuovo bilancio che programmi risorse importanti per la cooperazione allo sviluppo.
Nonostante la Conferenza sia stata pensata con l’obiettivo di comunicare all’opinione pubblica l’importanza e la bellezza della cooperazione italiana, si è persa comunque l’occasione di parlare di politica, di politica della cooperazione qualificante la politica estera, in un mondo che sta andando a pezzi. Alcuni interventi hanno accennato alle grandi crisi internazionali che stiamo vivendo e di come queste coinvolgano le nostre vite, ma si è trattato solo di accenni. Mentre invece sarebbe stato interessante un confronto su come la cooperazione risulti troppo marginale mentre sono altre le politiche che contano (per la competitività e la sicurezza militare), e i sistemi che decidono delle tendenze mondiali, come quello finanziario. Politiche e sistemi economico-finanziari che stanno portando a una escalation dei conflitti, delle spese militari, delle crisi climatiche ed ecologiche, delle disuguaglianze e delle povertà, con relative conseguenze drammatiche sulle persone e in particole sui popoli più vulnerabili. Conseguenze che subisce anche il popolo italiano ed europeo.
Alla fine della Conferenza si è ricordato che non ci si salva da soli e, proprio per questo, sarebbe stato utile un confronto su come invertire le politiche di insicurezza e dare più forza alla cooperazione e al multilateralismo. Il governo italiano finora ha sì salvato la cooperazione, mantenendo le risorse a disposizione a fronte del crollo dei finanziamenti agli aiuti da parte di altri Paesi, e ridandole slancio con il Piano Mattei e il sostegno alle agenzie multilaterali, ma ciò non basta se le grandi politiche militari e geoeconomiche vanno nella direzione della escalation e della competizione, senza quindi coerenza delle politiche.
La cooperazione sostiene bei progetti sull’istruzione e la salute, per uno sviluppo economico attento alle comunità locali, aiuti umanitari essenziali (e ci vorrebbero molte più risorse), ma tutto ciò purtroppo è ben poca cosa se le politiche di insicurezza continuano a creare conflitti, e a non modificare le cause strutturali delle disuguaglianze e delle crisi ecologiche. Il grande problema di fondo dell’ingiustizia sociale, climatica, intergenerazionale, continua ad essere il motore e la condizione di un mondo sull’orlo di una crisi esistenziale, per tutti e tutte. La coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile è la questione da cercare di risolvere e occorre parlarne politicamente subito. Per questo è indispensabile procedere speditamente con l’applicazione del Piano nazionale per la coerenza delle politiche.
Le raccomandazioni del Comitato dei donatori
1. In linea con gli impegni internazionali ribaditi nella legge n. 125/2014, l’Italia dovrebbe definire un percorso chiaro per raggiungere l’obiettivo dello 0,7% di APS/RNL, bilanciando il sostegno costante ai paesi meno sviluppati – in linea con l’obiettivo dello 0,15-0,20% di APS/RNL – con l’ampliamento delle priorità geografiche.
2. Per consolidare il proprio orientamento verso programmi più ampi, a più lungo termine e più strategici, l’Italia dovrebbe accelerare la piena operatività del Fondo Italiano per il Clima (ICF). Questo cambiamento richiederà la semplificazione dei processi di approvazione dei progetti, la collaborazione con i partner per sviluppare solide pipeline di progetti e l’espansione dell’uso dei prestiti basati sulle politiche e il sostegno al bilancio, anche attraverso il Fondo Rotativo, garantendo al contempo che i finanziamenti agevolati rimangano in linea con la sostenibilità del debito dei paesi partner.
3. Per massimizzare la coerenza e l’efficacia, l’Italia dovrebbe rafforzare la propria architettura di coordinamento a livello di governo:
• potenziando il ruolo del Comitato Interministeriale per la Cooperazione allo Sviluppo (CICS) quale principale forum per il dialogo strategico e l’arbitrato tra i diversi settori politici
• chiarendo i mandati e snellendo i processi di approvazione tra gli organismi di coordinamento esistenti, tenendo conto del maggiore impegno politico dell’Italia nei confronti dell’Africa a seguito del Piano Mattei
• utilizzando dichiarazioni congiunte e missioni a livello di sistema per sviluppare quadri di cooperazione nazionali completi per un’attuazione coordinata.
4. L’Italia dovrebbe garantire che i meccanismi di supervisione dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) favoriscano l’efficienza, la flessibilità e la qualità dei partenariati, anche nei paesi partner e con la società civile.
5. In qualità di partner multilaterale affidabile, l’Italia dovrebbe continuare a fornire finanziamenti prevedibili, flessibili e pluriennali a organizzazioni multilaterali selezionate, riconoscendo il ruolo essenziale che queste svolgono nel complementare gli sforzi bilaterali e nel sostenere le priorità del Piano Mattei e l’impegno del settore privato.
6. In linea con le proprie linee guida, l’approccio globale dell’Italia al nesso tra migrazione e sviluppo dovrebbe rafforzare il coordinamento intergovernativo e a livello di tutta la società, nonché la coerenza delle politiche, anche continuando a:
• sostenere programmi di mobilità legale dall’Africa subsahariana e all’interno di essa
• promuovere i diritti umani e la protezione dei rifugiati e dei migranti
• affrontare la fragilità e le cause della migrazione nei paesi di origine e di transito
• allineare le politiche e gli investimenti alla programmazione per paese.
7. L’Italia dovrebbe sfruttare il ruolo crescente della Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ampliando l’uso dei suoi strumenti e rafforzando il coordinamento e la programmazione congiunta con l’AICS, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), avvalendosi del numero crescente di uffici della CDP, insieme alla consolidata presenza dell’AICS nei vari paesi.
8. L’Italia dovrebbe basarsi sulle sue prossime linee guida per articolare una visione governativa globale per il coinvolgimento del settore privato che:
• faciliti la partecipazione degli attori del settore privato, ponendo al centro l’impatto sullo sviluppo e l’addizionalità
• chiarisca i mandati e rafforzi il coordinamento tra gli attori, in particolare AICS, CDP, SACE, SIMEST e l’Agenzia per il Commercio Estero (ICE)
• rafforzi i partenariati, anche con l’Unione Europea
• garantisca una rendicontazione più coerente sui flussi finanziari.
9. L’Italia dovrebbe continuare a rafforzare la trasparenza, la responsabilità e l’apprendimento in tutta la cooperazione italiana attraverso una gestione proporzionata basata sui risultati, supportata da sforzi continui per progettare sistemi informativi a livello di governo e dall’uso di valutazioni strategiche.
10. L’Italia dovrebbe garantire che il personale e le competenze siano in linea con il portafoglio in espansione della cooperazione italiana, con strumenti più diversificati e programmi di maggiore portata, anche:
• garantendo termini e condizioni competitivi e di sostegno all’interno dell’AICS e perseguendo alternative più sostenibili ai contratti a breve termine per le funzioni fondamentali
• garantire che il CDP disponga di personale, presenza regionale e risorse interne adeguate al suo ruolo in continua espansione.



