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L’oro insanguinato finanzia la guerra in Sudan e passa (anche) per la Svizzera: va bloccato

L’oro insanguinato finanzia la guerra in Sudan e passa (anche) per la Svizzera: va bloccato

Fonte immagine How gold keeps Sudan at war

Ufficio Policy Focsiv – Diffondiamo qui l’articolo di Ilaria De Bonis, L’oro insanguinato finanzia la guerra in Sudan e passa (anche) per la Svizzera: va bloccato – Popoli e Missione, sulla denuncia dei missionari comboniani e le proposte della Fondazione Nigrizia per rafforzare la direttiva europea sui minerali insanguinati commerciati dal Sudan. Focsiv si unisce alla denuncia di Fondazione Nigrizia e alla richiesta di migliorare l’applicazione della direttiva europea sui minerali insanguinati (Migliorare l’applicazione del regolamento sui minerali dei conflitti – Focsiv).

Comunque una recente buona notizia è che L’Unione Europea ha vietato l’importazione di oro dal Sudan, per limitare le fonti di finanziamento della guerra civile. Vedi anche L’Ue colpisce l’oro del Sudan per fermare la guerra – Rivista Africa

Nessuno sfugge alle complicità con i trafficanti di oro e armi nel Sudan in guerra. Neanche l’Europa.

Il commercio illecito del metallo prezioso – grazie al quale i combattenti acquistano armi da almeno tre anni – coinvolge sia l’esercito regolare sudanese, sia quello paramilitare delle Rapid Support Forces. Ma soprattutto è fiorente perchè tra gli acquirenti dell’oro “proibito” (e insanguinato) ci sono in primis Emirati Arabi Uniti ed Egitto, e poi anche la Svizzera. Poichè quest’ultima commercia con gli Emirati Arabi Uniti, «è molto probabile che l’oro del Sudan tramite gli EAU arrivi in Svizzera che lo raffina grazie alla Valcambi», azienda specializzata nella ripulitura.

A svelare tutti questi dettagli e a chiedere che si interrompa il commercio vietato, sono i missionari comboniani tramite la Fondazione Nigrizia ETS. Le loro ricerche si accordano con le inchieste portate avanti da Swiss Aid che da anni denuncia le complicità europee e nello specifico svizzere. 

«L’oro di contrabbando ammonta a quantità comprese tra 50 e 70 tonnellate e frutta tra i 4,5 mld e gli 8 mld di dollari l’anno», ha spiegato ieri in una conferenza stampa alla Camera dei deputati, Brando Ricci, giornalista di Nigrizia.

Una quota consistente di quest’oro ‘proibito’, sebbene minoritaria rispetto a quella gestita dalle Rapid Support Forces, è in capo all’esercito del Sudan, che lo commercia con Egitto ed Eritrea.  Il resto passa per Dubai.

«Gran parte della produzione lascia il Sudan attraverso reti di contrabbando e circuiti commerciali opachi, transitando soprattutto attraverso gli Emirati Arabi Uniti, dove l’origine del metallo viene spesso “ripulita” prima di essere riesportato verso i mercati internazionali, compreso quello europeo», è la conclusione cui arriva la Fondazione Nigrizia.

Per quanto riguarda la Svizzera, le inchieste di Swiss Aid conducono dritto alla Valcambi, che «acquista oro direttamente da una raffineria di Dubai, appartenente al gruppo Kaloti», afferma Swiss Aid. La Valcambi però nega ed è in corso un contenzioso proprio con Swiss Aid.

Anche l’italia acquista oro dalla Svizzera e dunque ci sono forti probabilità che il nostro Paese partecipi indirettamente al finanziamento di un conflitto che finora ha fatto almeno 150mila morti.

L’obiettivo finale dei missionari comboniani, che chiedono ai parlamentari italiani di portare avanti inchieste indipendenti, è quello di «incidere sul commercio illegale che finanzia la guerra affinchè chi combatte non abbia più fondi». «La normativa europea sui minerali insanguinati fa acqua», ha denunciato padre Dario Bossi in conferenza stampa. Anche i Paesi che appoggiano gruppi armati in zone di guerra, secondo Fondazione Nigrizia, «devono essere considerati Paesi in conflitto». 

Pertanto la Fondazione Nigrizia sta partecipando alle consultazione pubbliche promosse dalla Commissione europea per aggiornare la direttiva (UE 2024/1760 due diligence) che teoricamente vieterebbe il commercio di minerali provenienti da zone di guerra, come l’oro del Sudan, per l’appunto.

«La consultazione rappresenta un passaggio importante per rendere la direttiva più efficace e concretamente applicabile», spiega il comboniano padre Dario Bossi.

In conferenza stampa (https://www.youtube.com/channel/UCT4N2LDiBO8b6Tnj7hRkXlw)l’altro ieri anche la deputata Lia Quartapelle e il senatore Graziano Delrio, impegnati a far luce sulle triangolazioni dei commerci illeciti. «Quanto oro insanguinato del Sudan entra in Europa?», si chiede Quartapelle. Il prossimo passo sarà quello, per l’Italia, di presentare interrogazioni parlamentari schiaccianti al nostro governo affinché prenda misure e applichi sanzioni economiche. A livello europeo l’impegno prosegue per migliorare la direttiva già esistente e renderla davvero operativa grazie ad una stringente due diligence.