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Il gas fossile, nuova trappola del debito per il Sud globale

Il gas fossile, nuova trappola del debito per il Sud globale

Fonte immagine: https://bigshiftglobal.org/resource/paying-just-transition-fossil-gas-debt-trap-global-south

Ufficio Policy Focsiv – A proposito del ruolo delle banche nel sostenere o meno la transizione energetica verso le fonti rinnovabili (Le banche di sviluppo per la transizione dai fossili – Focsiv), .un rapporto di Big Shift Global (Paying for a Just Transition: Fossil Gas Debt Trap in the Global South | The Big Shift Global ) denuncia il ruolo delle banche multilaterali di sviluppo (MDB) e delle istituzioni finanziarie internazionali (IFI) nell’aggravare la crisi del debito dei paesi del Sud globale attraverso il sostegno agli investimenti nel gas fossile.

Secondo il documento, i paesi in via di sviluppo si trovano oggi davanti a una policrisi che intreccia debito crescente, povertà energetica e impatti climatici sempre più gravi. Il gas fossile, presentato per anni da Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e banche regionali come una “risorsa di transizione” verso le rinnovabili, avrebbe invece contribuito a bloccare intere economie in un meccanismo noto come debito circolare: una catena di pagamenti non onorati che lega utility pubbliche, fornitori di combustibile, produttori di energia e governi.

Il fenomeno nasce quando la combinazione tra tariffe sussidiate e costi elevati di produzione o importazione di gas fa sì che le società pubbliche di distribuzione di carburante non riescano a recuperare quanto dovuto dai consumatori generando passività che sono coperte con nuovo debito. Il mancato incasso si ripercuote lungo tutta la catena, fino a costringere i governi a intervenire con nuovo debito sovrano o tagli alla spesa sociale per tenere in piedi il sistema.

Il rapporto cita tre casi emblematici. In Ghana, il progetto Sankofa Gas, sostenuto con 1,2 miliardi di dollari dalla Banca Mondiale, ha vincolato il paese a pagamenti annui di 600 milioni di dollari indipendentemente dal consumo reale di gas, a causa di contratti take or pay. Il debito pubblico ghanese ha raggiunto il 92,4% del PIL nel 2024.

In Argentina, il giacimento di Vaca Muerta, la seconda riserva di gas non convenzionale al mondo, è stato promosso come soluzione al debito estero, ma resta fortemente dipendente da finanziamenti internazionali, tra cui quelli della Banca Interamericana di Sviluppo e dell’International Finance Corporation. Il FMI avrebbe esplicitamente raccomandato lo sfruttamento del giacimento come strumento per il riequilibrio dei conti pubblici, mentre quasi il 53% della popolazione argentina vive in condizioni di povertà.

In Pakistan, il debito circolare del settore energetico ha superato i 5.200 miliardi di rupie (circa 16,8 miliardi di dollari) all’inizio del 2025. Le riforme del settore elettrico avviate negli anni Novanta su indicazione di Banca Mondiale e FMI hanno introdotto produttori di energia elettrica indipendenti basati su combustibili fossili importati, aggravando la dipendenza dal gas naturale liquefatto e l’esposizione alle oscillazioni valutarie.

Il rapporto sottolinea come le donne e le comunità più marginalizzate sopportino il peso maggiore di questa crisi combinata di debito e povertà energetica, e come le condizionalità imposte dalle istituzioni finanziarie internazionali, tra cui la riduzione dei sussidi e l’aumento delle tariffe, abbiano spesso peggiorato le condizioni di vita delle fasce più vulnerabili.

Tra le otto raccomandazioni presentate da Big Shift Global figurano lo stop al sostegno finanziario al gas fossile da parte di MDB e IFI, il riconoscimento come illegittimo del debito accumulato per progetti sui combustibili fossili, la cancellazione del debito senza condizionalità economiche e l’introduzione di nuove leggi in giurisdizioni chiave come Inghilterra e New York per garantire la partecipazione dei creditori privati ai processi di ristrutturazione. Il rapporto chiede inoltre l’adozione di una convenzione quadro delle Nazioni Unite sul debito sovrano e finanza climatica erogata sotto forma di sovvenzioni, non di nuovi prestiti.