Fonte immagine Future of Aid 2030 — IARAN
Ufficio Policy Focsiv – La discussione sul futuro della cooperazione (Quale futuro per i donatori? – Focsiv) comprende anche la questione sul ruolo delle organizzazioni non governative (ONG) su come dovrebbero posizionarsi rispetto alle scelte politiche e anche su come dovrebbero esse stesse cambiare nei nuovi scenari delle relazioni internazionali, nel rapporto tra i cosiddetti Nord e Sud Globali. A questa questione cerca di rispondere il rapporto “The Future of Aid: INGOs in 2030” (Future of Aid 2030 — IARAN). Si tratta di un lavoro collettivo coordinato da IARAN (Inter-Agency Research and Analysis Network), con la partecipazione di numerosi esperti e istituzioni accademiche e umanitarie di rilievo internazionale. Il rapporto ha beneficiato della revisione e del contributo di numerosi esperti di organizzazioni e istituti di rilievo internazionale, tra cui Harvard Humanitarian Initiative, IRIS, School of International Futures, Overseas Development Institute, SciencesPo, Save the Children International, Futuribles, UNICEF UK, Deakin University, Royal United Services Institute e Georgetown University). Di seguito una sintesi
Il documento esamina in particolare il futuro delle ONG e del settore umanitario entro il 2030. Innanzitutto vengono evidenziate le principali sfide che queste organizzazioni dovranno affrontare, tra cui:
- I cambiamenti nel contesto globale: le ONG dovranno adattarsi a un ambiente internazionale sempre più complesso, caratterizzato da crisi prolungate, nuove dinamiche geopolitiche e una crescente domanda di trasparenza e responsabilità.
- L’evoluzione dei modelli di finanziamento: si prevede una maggiore competizione per le risorse e la necessità di diversificare le fonti di finanziamento, anche attraverso partnership innovative e il coinvolgimento di attori locali.
- Il ruolo delle tecnologie: l’adozione di nuove tecnologie sarà fondamentale per migliorare l’efficacia degli interventi umanitari e la capacità di risposta alle emergenze.
- La localizzazione dell’aiuto: crescerà l’importanza di rafforzare le capacità delle organizzazioni locali, promuovendo una maggiore leadership e ownership nei paesi destinatari degli aiuti.
- Le sfide etiche e di legittimità: le ONG dovranno affrontare questioni legate alla legittimità, all’impatto reale delle loro azioni e alla necessità di rendere conto ai beneficiari e ai donatori.
Il documento propone diversi scenari e strategie per affrontare queste sfide, sottolineando l’importanza dell’innovazione, della collaborazione e dell’adattamento continuo per garantire la rilevanza e l’efficacia dell’azione umanitaria globale entro il 2030. Secondo il rapporto lee strategie devono tenere conto dei seguenti fattori.
- Adattamento a scenari globali diversificati. Il rapporto identifica quattro scenari futuri possibili per il settore umanitario al 2030, ognuno con implicazioni strategiche diverse per le ONG:
- The Narrow Gate: crescita del nazionalismo, riduzione del ruolo delle istituzioni globali, maggiore controllo statale sugli aiuti. Le ONG devono creare partnership reali ed eque con attori locali e religiosi, e trovare nuovi canali di raccolta fondi (es. crowdfunding).
- Overflow: crisi umanitarie di scala senza precedenti, necessità di risposte regionali e capacità di anticipazione. Le ONG devono sviluppare programmi regionali e rafforzare la capacità di previsione.
- To Each Their Playing Field: frammentazione del sistema umanitario, crescita di reti tematiche e geografiche. Le ONG devono gestire la competizione per i fondi e collaborare strategicamente con nuovi attori.
- (R)evolutions: nascita di una nuova governance internazionale, maggiore inclusività e regolamentazione guidata da reti di attori diversi. Le ONG devono partecipare attivamente alla costruzione di nuove regole e condividere il potere con altri attori.
Un esempio pratico: in uno scenario di crescente nazionalismo, una ONG internazionale potrebbe stringere alleanze operative con ONG locali per mantenere l’accesso alle comunità vulnerabili, offrendo supporto tecnico e formazione invece di gestire direttamente gli interventi.
2. Nuovi profili organizzativi per le ONG
Il documento propone cinque modelli organizzativi per le ONG del futuro, ciascuno con strategie distinte:
- INGO© (franchising di partner legati da un brand globale): struttura elastica e inclusiva, adatta a scenari di governance innovativa e crisi ecosistemiche.
- INGO Global Fund: specializzazione nella raccolta fondi per cause specifiche, utile in contesti competitivi e per crisi dimenticate.
- Fire-Fighting INGO risposta diretta alle emergenze, meno flessibile ma efficace in contesti di crisi localizzate e fragilità statale.
- INGO & Co: modello di rete che ottimizza risorse e integra nuovi attori, ideale per risposte sistemiche e regionali.
- INGO At Your Service: fornitore di servizi per ONG locali/regionali, con focus su consulenza, ricerca e sviluppo, formazione.
Un esempio pratico: Un’ONG che adotta il modello “INGO & Co” potrebbe creare una piattaforma digitale per condividere risorse, dati e buone pratiche tra partner locali, migliorando l’efficacia degli interventi e la capacità di risposta collettiva.
3. Strategie trasversali
- Collaborazione e alleanze: le ONG dovranno lavorare in reti sempre più diversificate, includendo attori privati, fondazioni, aziende e movimenti cittadini.
- Decentralizzazione e localizzazione: spostare il potere decisionale e operativo verso le regioni di intervento, rafforzando la leadership delle ONG locali e la de-occidentalizzazione del settore.
- Innovazione tecnologica: sfruttare le nuove tecnologie per migliorare la raccolta fondi (es. crowdfunding), la gestione dei dati, la trasparenza e l’efficacia operativa.
- Nuovi modelli di finanziamento: diversificare le fonti di finanziamento, includendo investimenti privati, fondi tematici, donazioni dirette e strumenti finanziari innovativi (es. impact bond umanitari).
- Rafforzamento delle capacità locali: passare dal semplice “capacity building” al trasferimento reale di competenze e responsabilità lungo tutta la catena del valore umanitario.
Un esempio pratico: un’ONG può lanciare una campagna di crowdfunding per finanziare un progetto di risposta rapida a una crisi locale, coinvolgendo direttamente la diaspora e i cittadini interessati tramite piattaforme digitali.
4. Gestione della legittimità e dell’impatto
Le ONG dovranno: dimostrare trasparenza e accountability verso donatori e beneficiari; adattare i principi umanitari a contesti culturali diversi, mantenendo però standard etici elevati; misurare e comunicare l’impatto reale delle proprie azioni, anche attraverso strumenti digitali e open data.
5. Raccomandazioni finali
- Analizzare il proprio valore aggiunto e riposizionarsi strategicamente rispetto agli altri attori.
- Ristrutturare e focalizzare le attività per aumentare l’impatto.
- Sfida ai modelli tradizionali: essere pronti a mettere in discussione interessi consolidati e a favorire chi può offrire il miglior servizio alle comunità.
In sintesi, le strategie per le ONG nel 2030 ruotano attorno a collaborazione, innovazione, decentralizzazione, diversificazione delle risorse e rafforzamento delle capacità locali. L’adattamento a scenari mutevoli e la capacità di lavorare in reti complesse saranno fondamentali per mantenere rilevanza ed efficacia.








