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La localizzazione dell’aiuto secondo la chiave progressista

La localizzazione dell’aiuto secondo la chiave progressista

Fonte immagine Localisation – Centre for Humanitarian Action

Ufficio Policy Focsiv – Come abbiamo già visto, il mondo progressista europeo sta dibattendo sul futuro della cooperazione (La Progressive Platform per il rilancio della cooperazione europea con il Sud globale – Focsiv) e a questo proposito è possibile approfondire la questione rispetto al tema della sua localizzazione (La sfida della localizzazione dell’aiuto allo sviluppo – Focsiv), perché va al cuore di ciò che cambia davvero quando si passa dalla cooperazione tradizionale alla co-governance e al co-sviluppo. Alcuni documenti (Europe’s strategic role in global development – Foundation for European Progressive Studies e le sessioni della Progressive Platform for international development ) del dibattito progressista contengono una frase chiave che aiuta a chiarire: “The Global South cannot sit at a table where the agenda is already set – joint agenda definition from the start is the real innovation.” Questa frase, insieme alla seguente“The new cooperative relationship between the South and Europe must become more political and more reciprocal”  implica un cambiamento profondo nel modo in cui l’aiuto viene localizzato, cioè nel modo in cui si decide dove, come e con chi si interviene. Di seguito alcune indicazioni.

1. La localizzazione non è più “portare l’aiuto vicino alle comunità”, ma “spostare il potere decisionale”

Nella cooperazione tradizionale, “localizzare l’aiuto” significava soprattutto: coinvolgere gli attori locali nell’implementazione, finanziare le ONG locali, adattare i progetti ai contesti. Nella nuova narrativa, questo non basta più. La localizzazione diventa politica, non solo operativa. Significa che: le priorità non vengono decise in Europa e poi “calate” nei paesi partner; i partner del Sud globale partecipano fin dall’inizio alla definizione dell’agenda; la scelta dei settori, dei progetti, dei criteri di valutazione e dei rischi è co-decisa. In altre parole: la localizzazione diventa localizzazione del potere, non solo delle attività.

2. Localizzazione significa co-governare gli strumenti, non solo usarli localmente

L’analisi della piattaforma progressista denuncia che il Global Gateway è percepito come top-down perché il Sud non è presente nei board. Vi è un problema di fiducia reciproca. La nuova narrativa implica che: i paesi partner devono sedere nei comitati decisionali, devono avere voce nella selezione dei progetti, devono partecipare alla definizione dei criteri di rischio, devono contribuire alla valutazione degli impatti. Questa è una forma di localizzazione molto più radicale: localizzare la governance, non solo l’esecuzione.

3. Localizzazione significa costruire capacità produttive locali, non solo fornire servizi

Le analisi insistono su un punto: la cooperazione deve generare trasformazione strutturale, non solo “progetti”. Questo cambia la localizzazione in tre modi: a) occorre localizzare la produzione, non basta costruire infrastrutture: bisogna localizzare la produzione di componenti, tecnologie, servizi. b) Localizzare il valore: le catene del valore devono includere imprese locali, non solo multinazionali europee. c) Localizzare la conoscenza: formazione, ricerca, innovazione devono essere radicate in università e istituzioni locali. Questa è una localizzazione economica, non solo sociale.

4. Localizzazione significa coinvolgere gli attori locali nella finanza, non solo nei progetti

Le istituzioni finanziarie africane e del Sud globale devono essere co-finanziatori, non solo beneficiari. Questo implica: co-progettare strumenti di de-risking, condividere metodologie di valutazione, mettere capitale locale accanto a quello europeo, costruire istituzioni finanziarie miste. È una localizzazione finanziaria, non solo operativa.

5. Localizzazione significa coerenza tra politiche europee e bisogni locali

Il Sud globale denuncia incoerenze tra gli accordi commerciali, sulla fiscalità, sulla proprietà intellettuale, e altri, e la cooperazione allo sviluppo. La nuova narrativa implica che la localizzazione deve essere: coerente con le politiche commerciali, con le politiche industriali, con le politiche tecnologiche, con la politica estera. Non si può localizzare l’aiuto se altre politiche europee “delocalizzano il danno”.

6. Localizzazione significa misurare ciò che conta per i partner, non ciò che conta per l’UE

Non si devono più misurare i “soldi spesi”, ma le capacità create. La localizzazione implica: misurare posti di lavoro locali, il trasferimento tecnologico, le capacità produttive, la riduzione delle disuguaglianze, il valore trattenuto localmente. Questa è una localizzazione degli indicatori, non solo delle attività.

La nuova narrativa cambia radicalmente il significato di “localizzazione dell’aiuto”. È un passaggio dalla “localizzazione dell’esecuzione” alla localizzazione della sovranità nelle sue diverse dimensioni economica, sociale, politica e culturale.

In sintesi, la nuova narrativa Europa–Sud globale ridefinisce la localizzazione come un processo di radicamento politico, economico e istituzionale della cooperazione nei paesi partner. Non si tratta più di portare l’aiuto “vicino alle comunità”, ma di costruire insieme le condizioni affinché le comunità possano determinare le priorità, guidare le trasformazioni e beneficiare pienamente del valore generato. La localizzazione diventa così uno dei pilastri della nuova alleanza, un elemento essenziale per ricostruire fiducia, garantire coerenza e rendere credibile la promessa di una cooperazione fondata sulla reciprocità e sulla mutua trasformazione.