Fonte immagine Empowering communities with platform cooperatives | OECD
Il dibattito sul “dopo aiuto” (Quale futuro per i donatori? – Focsiv) continua: quattro fondazioni progressiste europee, la Foundation for European Progressive Studies (FEPS), Solidar, la Friedrich Ebert Stiftung e la Fondation Jean Jaurès, hanno lanciato la Progressive Platform for International Development, un’iniziativa che punta a ripensare dalle fondamenta il rapporto tra Europa e Sud globale in materia di cooperazione allo sviluppo. La Piattaforma vuole diventare un’infrastruttura politica e intellettuale transnazionale, capace di influenzare decisioni reali (MFF, Global Europe, Global Gateway, Parlamento europeo).
Il progetto nasce dalle idee contenute nel paper di Stefano Manservisi e Mario Pezzini, presentato alla Conferenza di Siviglia sul finanziamento allo sviluppo, e discusso in due sessioni di lavoro che hanno riunito fondazioni, eurodeputati, esperti e policymaker sia europei sia del Sud globale (Summary 2nd session of the Progressive Platform for International Development).
Il primo incontro ha fatto emergere un consenso di fondo sulla necessità di superare il paradigma tradizionale della cooperazione, rendendo il rapporto Europa-Sud più politico, reciproco e condiviso fin dalla fase di definizione dell’agenda.
La sintesi del gruppo di lavoro insiste sul rifiuto di alcune derive: il paternalismo della cooperazione tradizionale, il mercantilismo puramente transazionale e la pretesa di ricondurre tutto alla logica dei blocchi geopolitici, che il Sud globale non accetta, chiedendo invece margini di autonomia e maggiore capacità di scelta.
Si propongono concetti per una nuova narrativa come: co-development, mutual transformation, shared governance of global public goods, variable geometry coalitions. La nuova narrativa si basa su un concetto semplice ma rivoluzionario: Europa e Sud globale non cooperano per aiutarsi a vicenda, ma per trasformarsi insieme. Non si tratta di trasferire risorse o standard, ma di costruire capacità produttive, tecnologiche, istituzionali e sociali che generano valore in entrambe le direzioni.
Il Global Gateway, il principale strumento infrastrutturale dell’Unione europea, è stato indicato come il banco di prova più concreto per verificare se questa trasformazione sia davvero possibile. Sono emerse anche divergenze di accento, tra chi insiste sulla riforma strategica degli strumenti europei, chi privilegia la legittimità agli occhi del Sud globale e chi punta invece su governance, controllo e valutazione degli interventi.
Quattro aree sono state individuate come possibili terreni pilota per sperimentare il nuovo modello di cooperazione: la transizione ecologica, la trasformazione industriale e delle catene del valore, l’intelligenza artificiale e le infrastrutture digitali pubbliche, la governance tecnologica.
La seconda sessione, dedicata alla raccolta dei contributi per il cosiddetto non-paper, ha tradotto queste linee guida in proposte più operative. Tra le idee centrali figurano il passaggio da una definizione delle priorità guidata dai donatori a una definizione congiunta dell’agenda fin dal primo giorno, e lo spostamento dell’attenzione dagli input di progetto, cioè il denaro speso, a risultati di trasformazione strutturale come posti di lavoro creati, riduzione delle disuguaglianze e trasferimento tecnologico.
Tre le riforme strutturali proposte per il non-paper: un hub congiunto UE-Sud globale per gli investimenti, in sostituzione dell’attuale hub del Global Gateway a guida esclusivamente europea, una struttura condivisa di de-risking con una metodologia di valutazione del rischio co-sviluppata, e un quadro comune di responsabilità e valutazione dell’impatto.
Dalle voci del Sud globale sono emerse critiche precise verso l’Europa, dall’accaparramento dei vaccini durante la pandemia alla mancata adesione alla deroga WTO sui brevetti, fino al risentimento per il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, percepito come un vincolo imposto senza trasferimento di tecnologia o risorse. È stato anche ricordato che la Cina ha concesso all’Africa 270 miliardi di dollari di sgravi sul debito in sei anni, una cifra che i partecipanti hanno messo a confronto con gli impegni europei spesso annunciati e non mantenuti.
Il Sud globale aggiunge inoltre condizioni precise come evitare logiche estrattive; integrare la trasformazione dei materiali in percorsi di industrializzazione locale; garantire impegni vincolanti su procurement locale, formazione, ricerca con università africane
Dal lato europeo, la società civile ha chiesto che il Global Gateway non diventi l’unico strumento della politica di sviluppo dell’Unione, per non escludere gli Stati fragili o colpiti da conflitti, e ha sollevato il problema della frammentazione della governance tra le diverse direzioni generali della Commissione, in assenza di un interlocutore politico unico capace di assumersi impegni e rispettarli.
Il percorso prevede la raccolta di contributi scritti entro la fine di luglio, la redazione di un policy paper e di un documento operativo collegato al negoziato sul prossimo bilancio pluriennale europeo e sul Global Gateway, con l’obiettivo di completare il policy paper entro la metà di ottobre.








