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La causa a Londra contro l’estrattivismo di Rio Tinto

La causa a Londra contro l’estrattivismo di Rio Tinto

Fonte immagine Madagascar villagers file claim against Rio Tinto over alleged mine contamination

Ufficio Policy Focsiv – Nell’ambito del tema dell’estrattivismo e del land grabbing (Le nuove frontiere del land grabbing. – Focsiv) è sorta recentemente alle cronache la contestazione della multinazionale Rio Tinto in Madagscar.

Dal 2023 la grande impresa estrattiva ha rinnovato l’accordo fiscale: ora paga royalty al 2,5% (prima 2%) e ha cancellato 77 milioni di debiti dello Stato malgascio verso la miniera. Ma dal lato ambientale e sociale, le comunità locali protestano da anni per sversamenti di acqua acida nei laghi dove pescano e bevono. A maggio 2022 la miniera si è fermata 5 giorni dopo proteste e pesci morti.

E recentemente oltre 6.500 abitanti hanno fatto causa a Rio Tinto alla High Court di Londra per contaminazione da piombo e uranio nelle acque. Da parte sua Rio Tinto dice che i suoi monitoraggi del 2025 non rilevano uranio e che il piombo è sotto i limiti. 878c

Chi è Rio Tinto: è la 3° compagnia mineraria più grande al mondo. È un gruppo anglo-australiano, fondato nel 1873, con sede a Londra. Fa una cosa sola: cerca, estrae e lavora materie prime. Non produce prodotti finiti, vende le materie prime alle industrie (soprattutto alla Cina, che compra il 58% di quello che estrae).

Cosa estrae di più: il minerale di ferro – 65% del suo fatturato – è il suo business principale, 285 milioni di tonnellate l’anno, per fare l’acciaio; alluminio / bauxite / allumina per la produzione di lattine, aerei, auto; rame, molto importante per il futuro, per cavi elettrici e auto elettriche; litio per cui  ci sta investendo tantissimo (ha appena comprato un progetto da 900 milioni in Cile).

È l’oro bianco per le batterie elettriche. E poi: oro, diamanti, titanio, boro, sale, uranio In pratica è l’azienda che fornisce i mattoni con cui il mondo costruisce acciaio, batterie e fili elettrici. Per questo ora è molto al centro della transizione energetica.

In Madagascar Rio Tinto ha una miniera enorme chiamata QMM – QIT Madagascar Minerals. È vicino a Fort-Dauphin / Tolagnaro, nel sud-est del Madagascar, regione Anosy.  È una joint venture costituita per l’80% da Rio Tinto e il 20% dallo Stato del Madagascar, per un investimento di oltre 1 miliardo di dollari dal 2008.


Estrae sabbie minerali dalla spiaggia con una draga galleggiante: ilmenite è il prodotto principale. È la sabbia nera da cui si ricava il biossido di titanio, il pigmento bianco che usi per vernici, carta, plastica, dentifrici, cosmetici. Il deposito di Fort-Dauphin è circa il 10% del mercato mondiale.

Zircon è un  sottoprodotto, usato per piastrelle di ceramica e schermi TV/telefoni. La Monazite fa parte delle terre rare, usata per magneti di turbine eoliche e batterie auto elettriche.

La sabbia grezza viene caricata al porto di Ehoala (costruito da Rio Tinto) e mandata in Canada allo stabilimento Rio Tinto Fer et Titane per essere raffinata.  Ha anche costruito un impianto solare da 8 MW + eolico da 12 MW + batterie per dire che la miniera sarà a zero emissioni.

 Il problema ambientale è l’acqua acida: la miniera di QMM estrae sabbia con una draga in mezzo a laghi, fiumi ed estuari dove vive la gente. Per estrarre ilmenite deve abbassare il livello di falda e scaricare acqua.

L’acqua di miniera è naturalmente acida e contiene metalli pesanti perché la monazite  è radioattiva e contiene uranio e torio, e c’è anche piombo.

Gli abitanti di 3 villaggi intorno a Mandena dicono che QMM scarica quell’acqua acida nei laghi Ambavarano, Besaroy e nei fiumi dove bevono, cucinano, lavano e pescano. Uno studio indipendente del 2013-2014 ha denunciato che la miniera QMM aveva violato la zona di rispetto ambientale di 80m (ridotta poi a 50m) e aveva invaso il lago Besaroy.

Nel Maggio del 2022 si ebbe il caso dei pesci morti: dopo 3 cicloni, QMM fece uno scarico autorizzato per non far allagare la miniera. Nei giorni dopo, il fiume si riempì di pesci morti. La gente bloccò la strada, 5 giorni di fermo miniera, proteste, un morto negli scontri con la gendarmeria nel 2023. Rio Tinto comunicò che: “i nostri campionamenti non mostrano nessun legame tra lo scarico e i pesci morti, uno studio indipendente dice che non sono stati i metalli”.

La causa giudiziaria è ora a Londra.  Il 30 settembre 2026 lo studio inglese Leigh Day ha depositato all’High Court di Londra una causa per 6.649 persone (più di 2.000 sono bambini) dei villaggi intorno alla miniera. L’accusa è quella di esposizione a livelli pericolosi di piombo e uranio da acque reflue acide scaricate in laghi e corsi d’acqua usati per bere, cucinare, lavare e irrigare. Leigh Day parla di “epidemia” di tosse, diarrea, aborti e nati morti, e di un caso con piombo così alto da richiedere che un’azione di protezione.
I villaggi chiedono il risarcimento danni, un ordine del giudice a Rio Tinto e QMM di bonificare e di fermare ulteriori contaminazioni.


La risposta di Rio Tinto afferma di aver ricevuto la notifica ma non ancora i documenti dettagliati, quindi non può commentare nel merito. Cita il suo Water Report 2025 (novembre 2024 – ottobre 2025): “la maggior parte dei metalli regolamentati è costantemente sotto i limiti di rilevabilità, tutti i campioni di uranio sotto i limiti, la maggioranza del piombo sotto i limiti”.

Dice anche che dal marzo 2024 è attivo un impianto di trattamento acque e a settembre 2025 è stato approvato un nuovo canale di deflusso.

Non c’è ancora una sentenza, per ora sono solo accuse contro prove aziendali. Ma il caso è importante perché è la prima volta che una causa così grande di un villaggio malgascio arriva a Londra contro la capogruppo, non solo contro la filiale locale.

Infine, è interessante ricordare che Rio Tinto non ha cancellato un debito dello Stato del Madagascar verso il mondo, ma ha cancellato un debito interno alla miniera.

Quando è nata la miniera QMM, lo Stato malgascio doveva mettere il suo 20% del capitale, ma non aveva i soldi. Quindi Rio Tinto glieli ha anticipati. Era un prestito: Rio Tinto ha prestato i soldi per comprare il 20% di QMM, in vista di rimborsi legati ai futuri dividendi della miniera. Quel prestito è arrivato a 77 milioni di dollari.

Ma la miniera per 15 anni non ha mai fatto utili distribuibili, quindi lo Stato non ha mai visto un euro di dividendo, ma continuava ad avere quel debito di 77 milioni sul groppone.

Nel rinnovo dell’accordo del 2023-2024, Rio Tinto ha offerto di condonare i 77 milioni. In cambio però hanno riscritto le regole: lo Stato non ha più il 20% “a pagamento” ma il 15% gratis (free carry) e mantiene il 20% di diritto di voto. In pratica non deve più mettere soldi, ma prenderà solo il 15% degli utili futuri invece del 20%. E lo Stato finalmente nel 2023 ha preso il suo primo dividendo vero: 12 milioni di dollari, che per accordo devono essere spesi per rifare 109 km della Strada Nazionale 13, che è disastrata, acui Rio Tinto aggiunge altri 8 milioni.

Quindi non è beneficenza: Rio Tinto ha cancellato un credito che probabilmente non avrebbe mai recuperato, e in cambio ha ottenuto che l’accordo fiscale rimanesse stabile per i prossimi decenni e che lo Stato non debba più finanziare la miniera. È una pratica standard nelle miniere in Africa che si chiama “carry loan”.