Federazione degli organismi di volontariato
internazionale di ispirazione cristiana

Dimostrare fratellanza

Dimostrare fratellanza

Non potrei descrivere meglio il Servizio Civile Universale se non come un sogno che si realizza,
dato che venni a conoscenza di questa opportunità nel corso del mio terzo anno di liceo. Da allora
ho aspettato febbrilmente il momento adatto per partecipare, ed eccomi qui, lontano dall’Italia già
da quasi quattro mesi. Oggi a 23 anni, compiuti proprio in servizio, nel progetto “Caschi bianchi per l’inclusione dei bambini e dei giovani in situazioni di vulnerabilità in Argentina – 2025”, devo dire che il tempo, almeno nella mia personale esperienza, sta passando in maniera molto diversa rispetto alla mia vita in Italia. Spesso mi sembra che quattro mesi siano passati in un battito di ciglia ma, l’attimo dopo, mi sembra ne siano passati il doppio.

La spiegazione più plausibile che mi sono dato è che il carico emotivo ed emozionale a cui sono sottoposto ogni giorno per le situazioni di vita delle persone che mi circondano (e non parlo solo dei beneficiari) intensifica l’esperienza rendendo le giornate molto più dense. Sento come se in questi quattro mesi io abbia vissuto centinaia di vite, ed è un peso che a volte grava sul mio cuore (e sul mio stomaco fragile). Ovviamente ho un ottimo rapporto con i miei referenti e colleghi (sia in Italia che qui in Argentina) e sono sempre tutti pronti a consigliarmi e aiutarmi in momenti di debolezza e difficoltà, ma queste sono sensazioni che non possono essere cancellate (e alla fine non credo davvero di volerle
estirpare).

Uno dei luoghi in cui io e la mia compagna civilista prestiamo il nostro servizio con costanza, sia con attività condivise, sia pensate interamente da noi, è il centro sociale situato nel barrio San Jorge (Posadas).
Il barrio è una realtà molto complessa che spesso mette alla prova la mia bilancia emotiva ma, e
sembra assurdo ammetterlo, ormai lo percepisco come un luogo familiare e addirittura accogliente.
Le mie sono parole volutamente contrastanti, non voglio dare l’idea di non sapere dove mi trovo e di
non essere consapevole della realtà informale del luogo (mancanza di acqua corrente, elettricità e
precarietà edilizia), quindi ci tengo a specificare che l’accoglienza e familiarità che percepisco è ciò
che le persone che ho incontrato mi dimostrano quotidianamente. Una cosa che ho messo in conto dal principio è stata quella della possibilità (più che certa) di essere visto come un ricco europeo annoiato che gioca a fare la vita bohemien, cosa che non è successa, o comunque in maniera meno frequente di quello che avrei mai potuto immaginare. Ho avuto la possibilità di partecipare alla costruzione di più viviendas (alloggi) per le famiglie in situazioni più precarie del barrio, grazie all’associazione TECHO, molto attiva qui nella regione di Misiones, e di vivere per giorni interi dentro alle zone informali.

Non penso sia comune sentirsi accolto sinceramente in un contesto come questo, ed è qualcosa per cui non smetterò mai di essere grato. E’ per me una grande emozione ogni giorno camminare per quelle strade ed essere riconosciuto come un vicino e non come l’europeo in vacanza (perché il servizio civile è tutto tranne che una vacanza). La verità è che credo che questa esperienza mi stia facendo crescere molto di più di quanto io stia apportando cambiamento e migliorie al progetto stesso. Ovviamente queste sono parole troppo poco lusinghiere nei miei confronti, ma so che questa esperienza mi aiuterà anche a mostrare gratitudine senza il bisogno di sminuirmi (e con la mia autostima in generale).



Sono davvero tante le cose positive che sto raccogliendo fin dall’inizio ma, sicuramente, ciò che più
mi rende felice, è il rapporto con i beneficiari: dai ragazzi e bambini del centro sociale, alle famiglie
delle viviendas di TECHO. Questo è quello che mi piace (e che in generale ho riconosciuto nella
metodologia di lavoro sul campo di AJN): fare rete, connettersi genuinamente con gli altri e
rispettarsi a vicenda. A chiunque voglia intraprendere il percorso di civilista vorrei dire che non si può salvare il mondo (né tantomeno averla come pretesa), che non possiamo portare da soli il peso dell’ingiustizia, ma di credere fermamente nel fatto che, anche una sola dimostrazione di fratellanza e il saper ascoltare, possono far innestare e germogliare semi che, altrimenti, non sarebbero mai nati. I cambiamenti si vedono a lungo termine, è un processo molto lungo, ma non bisogna averne paura.
Le cose cambiano molto più in fretta di quello che pensiamo, e lo dice una persona che non avrebbe
mai creduto di fare qualcosa di tanto importante come questa esperienza.


Ci tengo a ringraziare il mio Ente di invio, Jardin de los Ninos, che ha creduto in me, senza la quale
non sarei qui oggi mettendomi alla prova e instaurando rapporti che, so per certo, coltiverò per tutta
la vita. Un grazie speciale va anche a Bianca, la mia compagna civilista. Nessuno ne parla ma anche i nostri compagni d’esperienza influiscono enormemente sul progetto, sulla sua realizzazione e riuscita. Io
sono stato incredibilmente fortunato anche in questo.

Tommaso Angelo Saietti, Casco Bianco con Jardin de los Ninos a Posadas, Argentina.