• I padroni della Terra, in un mondo finito.

    I padroni della Terra, in un mondo finito. 

    Ci sono delle parole che con il tempo si sono apparentemente trasformate, ma non hanno perso il loro significato più recondito, anzi talvolta l’hanno rafforzato, descrivendo al meglio un nostro comportamento.

    È il caso di grabbing, che nella sua accezione odierna più immediata è quella di prendere, impadronirsi. Nella caso della traduzione in italiano, accaparrare, il suo significato è più esplicito: incetta di merci, perpetrata sia per provocarne il loro rincaro e rivenderle ad un prezzo superiore che per farne incetta e crearsi una riserva in previsione di un aumento del prezzo.

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    Se si cerca l’origine storica di questo sostantivo si scopre che questa parola comparve in Inghilterra già all’epoca di Shakespeare, si era all’alba di quello che sarebbe stato il grande Impero britannico, già allora assunse il significato di prendere con la forza. A duecentocinquanta anni di distanza sotto il governo della Regina Vittoria, nella piena espansione della potenza britannica in tutto mondo, quel termine veniva usato con una nuova sfumatura più immediata e priva di fraintendimenti, in grado di descrivere un’azione volta compiuta con metodi privi di scrupoli.

    Secondo quando afferma Roberto Moncalvo, Presidente Coldiretti, nella sua introduzione a “I padroni della Terra. Il Land grabbing”, il 1° Rapporto redatto da FOCSIV insieme a Coldiretti su questa questione, non è casuale che questo termine compaia e si affermi all’apice di epopee imperiali e che torni attuale oggi, nella stagione di maggior accelerazione dei processi globali, sia in termini di concentrazione delle ricchezze che in quelli di mancata o insufficiente redistribuzione di queste.

    L’uso della parola land grabbing si affaccia sui media intorno al 2007 quando, a seguito della caduta del mercato immobiliare negli Stati Uniti ed a pochi anni dell’esplosione della bolla finanziaria del high-tech le multinazionali e le grandi società finanziarie, decisero di cambiare rotta ed iniziare a investire sulle merci – commodities – agricole. Gli investimenti speculativi sull’andamento del mercato agroalimentare iniziarono ad essere, da allora, una proficua fonte di profitti per un numero di ristretto di agenti finanziari: gli indici sulle materie prime, presenti sul mercato, sono controllati da 4 banche d’affari: Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP Morgan e Barclays Bank. Il principale tra questi indici, lo Standard&Poors – Goldman Sachs Commodity Index, ha triplicato il proprio valore ed aumentato di 25 volte il denaro investito tra il 2003 ed il 2008, da quando tale coefficiente si è spostato dagli investimenti sul mercato delle azioni a quello delle merci, commodities.

    Gli effetti immediati sull’agricoltura di questo modello governato dalla finanza sono colture intensive che alterano gli equilibri ecologici e sono causa di mutamenti climatici, poiché principalmente incentrate sul consumo di petrolio, abuso di fertilizzanti e pesticidi, spreco delle risorse idriche. È il fenomeno del land grabbing: l’acquisto o l’affitto sottocosto oppure l’espropriazione dei terreni alle popolazioni locali per grandi coltivazioni spesso a monocultura.

    La terra, secondo la postfazione al Rapporto del professor Andrea Segre, Professore di Politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna, è considerata null’altro che una merce in balia di un mercato privo di regole, senza comprendere che questa è una risorsa naturale, un bene limitato indispensabile per la produzione di cibo per tutto il genere umano, non solo per pochi, ed è il fondamento della nostra Casa comune, così come l’ha definita Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato siì.

    Il Rapporto nell’affrontare la questione dell’accaparramento delle terre e del come sul campo le 82 ONG socie della Federazione si addoperino nel trovare delle soluzioni per contrastare questo fenomeno parte da una considerazione: che sebbene la globalizzazione abbia reso il nostro Pianeta un unico grande villaggio governato dalla finanza mondiale sempre più spesso ci dimentichiamo che questo mondo è anche finito, limitato: le sue risorse, in particolare quelle non rinnovabili, sono sempre più scarse.

    La terra soprattutto quella fertile, spiega nell’introduzione Andrea Stocchiero curatore del Rapporto e policy FOCSIV, l’acqua, quella salubre, si stanno esaurendo in un mercato che tutto fagocita. In Sud America si è coniato un a parola che ben descrive questo comportamento estrattivismo per identificare quella modalità assunta dagli Stati e dalle imprese volto ad estrarre, usare e consumare più risorse possibili dalla natura senza considerazione per le conseguenze ambientali, umane e di sostenibilità. Termine utilizzato anche da Papa Francesco per indicare quelle azioni di governi e aziende multinazionali volte all’estrazione di risorse strategiche per il mercato internazionale: petrolio e idrocarburi, specie vegetali ed animali, nuovi metalli essenziali per la produzione di tecnologie, ma anche beni essenziali ed universali come terra ed acqua.

    Gli effetti dei cambiamenti climatici sono il campanello di allarme e la conseguenza immediata di questa modalità incontrollata di sfruttamento delle risorse; non solo indicano anche, in modo sempre più urgente, come questa bulimia dell’arraffare sta provocando guasti irreversibili a danno del Pianeta e, soprattutto, delle comunità più deboli e vulnerabili. Danni che si ripercuotono e mettono in pericolo la stessa esistenza della specie umana, in questi anni oltre la scomparsa delle biodiversità sono state cancellate o sono in pericolo di estinzione alcune piccole comunità dell’Amazzonia, del Continente africano e asiatico. È il modello di produzione e consumo, che sfrutta le risorse in nome di interessi valutati più rilevanti, siano questi attuati per un profitto a breve o medio termine oppure per assicurare gli stessi stili di vita dei paesi ricchi e di quelli emergenti, che produce nuove iniquità e povertà, allargando in modo spropositato la forbice tra ricchi e poveri.

    L’accelerazione del fenomeno del land grabbing, a seguito dell’ultima crisi finanziaria con le sue ripercussioni a livello economico e sociale, effettuata da paesi che pretendono di garantirsi l’approvvigionamento alimentare, esternalizzando la produzione di cibo; è, ad esempio, il caso degli stati petroliferi, che con i loro fondi sovrani affittano terreni in Africa ed in Asia. Non mancano governi di paesi ricchi ed emergenti ed anche imprese multinazionali che investono nei paesi del Sud per aumentare le produzioni con monoculture intensive – mais, soia, olio di palma, canna da zucchero, ma anche prodotti agricoli per la trasformazione in biocarburanti – a costi bassi e destinate al mercato internazionale. Senza tralasciare le società finanziarie che con queste operazioni alimentano in modo redditizio i loro capitali.

    Stando ai dati riportati dal Rapporto analizzare il fenomeno del land grabbing, quindi, è complesso poiché  avviene in gran parte in modo nascosto, opaco, mediante collusioni tra governi locali e imprese, tramite investimenti che provengono da fonti finanziarie in paradisi fiscali o attraverso ragnatele complicate di gruppi di aziende. Tuttavia, si sono svelati alcuni processi e paradossi come, ad esempio, l’accaparramento nel quale investono molte imprese occidentali, che consente grandi produzioni a monocultura a costi bassi come nel caso del riso, ma che quando sono commerciati a livello internazionale nuocciono gli agricoltori degli stessi paesi occidentali. In definitiva questo sistema danneggia tanto i contadini del Sud quanto quelli del Nord del mondo.

    Per comprendere fino in fondo come l’accaparramento delle terre sia un mostro che ci sta divorando e un sistema tentacolare ben radicato basta considerare la quantità di ettari acquistati o affittati in questi ultimi anni da Stati, gruppi e aziende multinazionali, società finanziarie ed immobiliari: 88 milioni di ettari di terre  in ogni parte del mondo, un’estensione pari a 8 volte la grandezza dell’intero Portogallo o 3 volte quella dell’Ecuador.

    La migliore azione per contrastare le operazioni di accaparramento e gli attori che la sostengono, è quella di appoggiare, come da 46 anni FOCSIV si impegna con le sue 82 ONG socie, l’acquisizione di potere delle comunità contadine con più conoscenza, più capacità, più risorse, riconoscendo loro il ruolo di protagonisti, di artefici del proprio futuro. Organizzazioni di contadini che sappiano e riescano a porre al centro delle politiche nazionali la questione sempre essenziale della riforma fondiaria per contrastare la concentrazione della proprietà.

    Il Rapporto, infine, non entra nel merito dei costi e dei benefici del land grabbing, piuttosto è chiaramente un testo che ribadisce definisce la posizione della FOCSIV l’essere dalla parte delle comunità più povere ed a chi viene espropriato sistematicamente del diritto universale al cibo e ad una vita dignitosa; aderendo interamente all’invito di Papa Francesco a condividere con i movimenti popolari la lotta dei tre diritti sacri umani: terra, casa e lavoro.

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    BOX

    Suddiviso i cinque capitoli il 1° Rapporto “I padroni della Terra” è un lungo percorso che parte dall’analisi del fenomeno del land grabbing, utilizzando il database Land Matrix, per passare a fare il punto sulla normativa internazionale presente in materia di promozione del diritto dei contadini alla terra, per poi entrare nel merito di due casi rilevanti di land grabbing in atto in Ecuador e in Myanmar ed infine per far il punto sull’impegno FOCSIV CIDSE, l’alleanza delle ONG cattoliche internazionali per lo sviluppo sostenibile, nell’accompagnare le comunità locali ad accrescere le proprie capacità a fa fronte alle pressioni delle imprese e dei governi e a migliorare le proprie condizioni di vita.

    Il Rapporto si apre con tre prefazioni quella del Presidente FOCSIV, Gianfranco Cattai, del Presidente Coldiretti, Roberto Moncalvo, e di Monsignor Luigi Bressan, Arcivescovo Emerito di Trento e rappresentante della Conferenza Episcopale Italiana in FOCSIV; mentre l’introduzione è di Andrea Stocchiero, responsabile policy FOCSIV.

    La postfazione di Andrea Segre, Professore ordinario di Politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna e di Economia circolare all’Università di Trento, chiede il Rapporto.