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Quale futuro della cooperazione allo sviluppo

Quale futuro della cooperazione allo sviluppo

Fonte immagine The Future of Development Co-operation

In vista della Conferenza OCSE

Ufficio Policy Focsiv – Con la crisi del multilateralismo e in questo contesto dell’aiuto pubblico allo sviluppo, gli Stati, le organizzazioni di cooperazione, si interrogano su quale futuro sia possibile, quale direzione intraprendere per lo sviluppo sostenibile nel mondo, la lotta alla povertà e alle disuguaglianze, tra Nord e Sud del mondo. Un gruppo di esperti OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) si è riunito per discutere alcuni indirizzi sul futuro della cooperazione internazionale allo sviluppo in vista della Conferenza che si terrà dall’11 al 12 Maggio: The Future of Development Co-operation. Di seguito una sintesi dei punti trattati nel documento di riflessioni (future-of-development-co-operation-expert-group-summary.pdf).

Il Gruppo di esperti (Expert Group) ha identificato cinque aree chiave di trasformazione, evidenziando il bisogno urgente di riequilibrare potere, narrative, modelli operativi e finanza per affrontare sfide globali crescenti. Le discussioni riflettono un sistema in transizione, nel quale il Sud Globale reclama maggiore autonomia e influenza.

1. Riequilibrio del sistema globale
Ciò che nel Nord è percepito come crisi costituisce nel Sud un’opportunità per ridefinire un sistema segnato da asimmetrie profonde. Priorità: riconoscere i paesi a reddito basso e medio come attori strategici; superare modelli paternalistici; rendere trasparente la distribuzione del potere; rafforzare accountability e standard minimi applicabili. Le categorie “Nord/Sud Globale” risultano sempre meno adeguate a descrivere complessità economiche e politiche trasversali.

2. Nuove narrative e valore strategico della cooperazione
La cooperazione allo sviluppo deve dimostrare la propria rilevanza oltre l’aiuto tradizionale. Le narrative efficaci dovrebbero: spostare l’attenzione dalla gestione di risorse scarse alla soluzione di problemi globali; chiarire l’interazione con politiche commerciali, climatiche e di sicurezza; ridurre la politicizzazione delle priorità; evidenziare il legame tra cooperazione, sicurezza e prosperità condivisa. È necessario rinnovare il linguaggio, avvicinando la cooperazione alla società e valorizzando il ruolo dello Stato come attore trasformativo e le interazioni tra aiuto, commercio/investimenti.

3. Ecosistema pluralistico e nuove coalizioni
Serve abbandonare l’idea che il Nord detenga una conoscenza superiore. In un ecosistema più inclusivo, la cooperazione si apre a: approcci Sud–Sud, istituzioni regionali, attori non tradizionali, innovatori dentro e fuori l’architettura DAC. Importante comprendere come altre coalizioni costruiscono legittimità e fiducia, spostando l’attenzione dalla competizione tra grandi potenze alla cooperazione tra potenze medie. Il sostegno dell’opinione pubblica rimane cruciale.

4. Finanza per lo sviluppo e ruolo dello Stato
Le assunzioni sulla finanza privata come soluzione ai gap di sviluppo sono considerate imprecise. Priorità: una visione realistica su come mobilitare capitale privato; mantenere un ruolo autonomo e trasformativo della finanza pubblica; ridefinire la distribuzione dei rischi e garantire l’allineamento agli obiettivi di sviluppo; riconoscere il ruolo dello Stato nel modellare i mercati. La mancanza di un’architettura internazionale per il debito sovrano rappresenta un ostacolo sistemico.

5. Opportunità per la Conferenza OCSE
La conferenza rappresenta un momento strategico per: affrontare temi sensibili con un approccio orientato all’azione; garantire pari voce al Sud e al Nord Globale; presentare visioni innovative; coinvolgere pubblici non esperti; creare uno spazio di confronto aperto sulle trasformazioni future.