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Si sacrifica la cooperazione europea per trovare un accordo sul bilancio

Si sacrifica la cooperazione europea per trovare un accordo sul bilancio

Fonte immagine Irish Presidency Tables MFF Negotiating Box Before Leaders Meet – The European Post

Ufficio Policy Focsiv – La presidenza irlandese dell’Unione europea ha presentato un “negotiating box” (negobox) sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028–2034 che propone un taglio della cooperazione per facilitare un accordo tra gli Stati membri e il Parlamento europeo.

Si sacrifica la cooperazione (Il governo italiano deve difendere la cooperazione nel bilancio europeo – Focsiv) per mantenere le risorse per la coesione e la politica agricola. In questo modo i tagli proposti colpirebbero in modo sproporzionato l’azione esterna dell’Unione e comprometterebbero la capacità dell’UE di agire come attore geopolitico globale.

La proposta del Consiglio riduce il budget complessivo dell’UE dell’8%, ma impone all’azione esterna una riduzione del 17%, oltre il doppio della media. Questo viene interpretato come un arretramento dell’impegno globale europeo proprio in una fase caratterizzata da conflitti, crisi climatiche, instabilità economica e competizione geopolitica crescente.

Questa sintesi del negotiating box redatta da Concord Europe (di cui Concord Italia con Focsiv fa parte) mette a confronto la proposta negoziale con le priorità di CONCORD in merito all’azione esterna dell’UE e allo Strumento “Europa Globale” (GEI):

  • Riduzione dei finanziamenti: L’azione esterna subisce un taglio del 17% (superiore alla media del QFP dell’8%), con il GEI che passa da 200,3 a 168,8 miliardi di euro, scendendo dal 10,8% al 9,7% del bilancio totale. CONCORD chiede di difendere la dotazione originaria e di preservare almeno il 10% della quota complessiva del QFP.

In particolare il budget del GEI verrebbe ridotto a 168,8 miliardi di euro. Tutte le componenti geografiche subirebbero tagli rilevanti, con particolare preoccupazione per: Africa subsahariana: -14,4%; Vicinato meridionale, Medio Oriente e Golfo: -14,4%; Asia-Pacifico: -14,4%; America Latina e Caraibi: -14,4%; Pilastro globale: -24,5%; Fondo di riserva/flessibilità: -24%.

E’ particolarmente grave la riduzione dei fondi per l’Africa, considerata strategica per prosperità, sicurezza e relazioni future dell’Europa

  • Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS/ODA): Viene accolto positivamente il target del 90% di spesa qualificabile come ODA (escludendo il supporto all’Ucraina), ma si richiede di rafforzare i meccanismi di trasparenza e di riaffermare l’impegno globale dello 0,7% dell’APS/RNL.

In particolare per l’Ucraina la proposta mantiene una riserva separata di 100 miliardi di euro al di fuori dei massimali del bilancio UE, e un sostegno ai prestiti per l’Ucraina garantito da risorse aggiuntive.

Occorre però che i costi del servizio del debito associati ai prestiti per l’Ucraina siano finanziati oltre i tetti del QFP, senza erodere le risorse per la cooperazione internazionale.

  • Prevedibilità e fondi programmabili: Il negobox propone il 70% di azioni geografiche programmabili e il 30% non programmabili (inclusa la riserva per le crisi); CONCORD spinge per portare la quota programmabile all’80% (escludendo il “cushion” – cuscinetto di risorse per le emergenze) per garantire stabilità a lungo termine.
  • Condizionalità migratoria: Viene criticato l’obiettivo indicativo del 10% per la migrazione e gli sfollamenti forzati, ribadendo la ferma opposizione all’uso della cooperazione allo sviluppo come leva per i controlli di frontiera o i rimpatri. Mentre scompare l’obiettivo del 20% per lo sviluppo umano (salute, istruzione, protezione sociale)
  • Ruolo della società civile (OSC): A fronte della mancanza di quote minime dedicate  alle OSC nel negobox, CONCORD chiede di vincolare almeno il 15% dei fondi geografici alle organizzazioni della società civile, garantendo un accesso diretto e inclusivo alle realtà locali.
  • Governance e traguardi tematici: Si segnala un forte accentramento del potere politico nel Consiglio e la carenza di target vincolanti e misurabili per i diritti umani, la parità di genere e la lotta ai cambiamenti climatici, invocando maggiore trasparenza e controllo democratico da parte del Parlamento europeo.

Con queste scelte si rischia di privilegiare priorità politiche di breve periodo rispetto agli investimenti strutturali nello sviluppo, e il GEI potrebbe essere utilizzato maggiormente a sostegno della competitività europea, allontanandosi dal suo obiettivo prioritario di riduzione della povertà e sviluppo sostenibile.

Riguardo le risorse proprie dell’UE nella proposta irlandese il problema non è la mancanza di opzioni fiscali ma la mancanza di un accordo politico, visto che diversi studi indicano potenziali entrate superiori ai 100 miliardi annui attraverso strumenti quali tassazione dei grandi patrimoni, servizi digitali, trasporto aereo e transazioni finanziarie.

Alcune raccomandazioni:

  1. respingere i tagli alla Rubrica 3 e al GEI;
  2. mantenere la quota dell’azione esterna almeno al 10,8% del QFP;
  3. reintegrare le risorse tagliate per Africa subsahariana, pilastro globale e fondo di flessibilità;
  4. adottare nuove risorse proprie per almeno 60 miliardi di euro annui;
  5. ripristinare un obiettivo minimo del 20% per lo sviluppo umano nel GEI;
  6. garantire che i disimpegni tornino alla linea di bilancio d’origine, come nell’attuale NDICI;
  7. collocare i costi del servizio del debito relativo all’Ucraina al di fuori dei massimali del QFP.

In definitiva la proposta della Presidenza irlandese indebolisce la capacità dell’UE di affrontare le sfide globali e rischi di compromettere investimenti strategici in sviluppo, multilateralismo, Africa, salute, clima e prevenzione delle crisi, pur mantenendo alcune priorità politiche come migrazione e sostegno all’Ucraina.