• Credits Dino Vitullio

    TRAGEDIA NEL MEDITERRANEO, FOCSIV: PORTI APERTI ALLA RESPONSABILITA’ UMANITARIA

    Comunicato stampa                                                                                                       Roma, 21 gennaio 2019

     

    FOCSIV SULLE MORTI NEL MEDITERRANEO NON TACE: NOI CHIEDIAMO PORTI APERTI ALLA RESPONSABILITÀ UMANITARIA

     

    Di fronte all’ennesima tragedia nel Mediterraneo, a chi scappando dall’inferno della Libia trova la morte a pochi chilometri dalle coste europee; di fronte a coloro che ancora strumentalmente accusano le ONG di voler far invadere il nostro Continente, quando invece, come in questo caso, è intervenuta la Marina italiana ed un mercantile a dare soccorso, e di fronte a una Guardia costiera libica, che ancor oggi riceve l’appoggio dal nostro Governo, e che dichiara di essere in avaria!

    Di fronte a quanto sta accadendo FOCSIV e i suoi Soci non tacciono. Anzi invitano le organizzazioni della società civile, le parrocchie, i quartieri, i Comuni, a dichiararsi porti aperti. Porti aperti alla responsabilità umanitaria come risposta alla sofferenza umana, porti aperti per offrire sostegno e accoglienza. Porti sul nostro territorio, come esempio per centinaia di porti aperti in tutta Europa, nei paesi del Mediterraneo, dell’Africa e del mondo tutto, di quello che ancora si definisce semplicemente umano.” ha dichiarato Gianfranco Cattai, Presidente FOCSIV.

    Tutte le accuse di collusione tra ONG e trafficanti sono cadute nel vuoto. Nel frattempo, si susseguono nuovi allarmi di imbarcazioni alla deriva con carichi di persone riconsegnate alla Libia. Mentre Malta, Italia e l’Europa tutta, si sottraggono al dovere umanitario e di coscienza: di salvare vite umane, in un balletto di cinico scarico di responsabilità.

    La questione non sono le ONG, è la guerra, l’insicurezza, la detenzione dei migranti in centri di tortura, la collusione tra milizie, trafficanti e guardia costiera libica. L’irresponsabilità di governi indifferenti, cinici o, peggio, anch’essi collusi con le milizie locali per assicurarsi le fonti petrolifere, chiudendo gli occhi di fronte alle atrocità dello schiavismo e dello sfruttamento.

    Sta in questo il fallimento del Governo italiano e dell’Unione europea.

    L’unica soluzione è una forte pressione della comunità internazionale per costituire centri di accoglienza degni di questo nome, per dar seguito ai corridoi umanitari e alle operazioni di reinsediamento da attuare con qualsiasi paese civile, africano, europeo, di altri continenti, che si dichiari disposto a dare asilo.

    E questo si può e si deve fare se viene data applicazione al Global Compact per i Rifugiati (già firmato dall’Italia, e di cui nessuno parla) e a quello per le migrazioni, che il Parlamento italiano dovrebbe approvare senza se e senza ma, applicando con coerenza una politica estera fondata sui diritti umani e non sugli interessi economici.

     

    Ufficio Stampa FOCSIV – Volontari nel mondo

    Giulia Pigliucci 335 6157253  ufficio.stampa@focsiv.it

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  • Gianfranco_Cattai

    Inferno Libico: lettera aperta del Presidente Focsiv Cattai al Direttore di Avvenire

    L’intervento del presidente FOCSIV Gianfranco Cattai arriva con la crescente instabilità del quadro politico in Libia. I precari equilibri politici provocheranno nuovi flussi di migranti e influiranno sulla già grave condizione dei centri di detenzione dei profughi. Ed in questo contesto Gianfranco Cattai lancia l’appello ad organizzazioni e associazioni: aprire “corridoi umanitari” dalla Libia verso l’Europa e verso i paesi africani. Una “opportunità”e non “la soluzione” ai problemi – sottolinea – ma sicuramente l’unica azione efficace per garantire i diritti umani a tantissimi uomini, donne e bambini, ridotti a “merce economica e politica”.

    Di seguito il testo integrale della lettera del presidente Focsiv a Marco Tarquinio Direttore del quotidiano Avvenire:

    «Corridoi umanitari». Via dall’inferno libico verso Europa e Africa

    di Gianfranco Cattai mercoledì 12 settembre 2018

    Caro direttore

    per prima cosa vorrei ringraziare te e l’autore per l’ottima analisi di Paolo Lambruschi sulla situazione nei centri di detenzione dei profughi in Libia che hai proposto ai lettori giovedì 6 settembre sotto al titolo «L’ora di un grande corridoio umanitario». Offre una prospettiva importante e seria, soprattutto, in un momento nel quale in Libia sono saltate anche le poche certezze che avevamo e siamo ben consapevoli che non potrà bastare a uscire dal caos una tregua fragile tra le parti in campo.

    Ancora una volta “Avvenire” dimostra lucidità di analisi, capacità di leggere gli eventi, prevedendone gli sviluppi, e attenzione, per prima cosa, alla persona umana che è sempre portatrice di diritti inalienabili, ma di più quando è vulnerabile. Indubbiamente, questa nuova crisi non potrà che peggiorare le condizioni di dignità umana delle persone detenute, schiavizzate ed emarginate. Un inferno più volte denunciato dalle Agenzie internazionali: uomini, donne e bambini sono ridotti a mera merce economica e politica con la quali fare pressione sull’Occidente, mentre i princìpi fondamentali dei diritti umani vengono totalmente sepolti. L’Europa volta di nuovo le spalle e non offre alcun tipo di protezione né mostra segno di indignazione o prova a muovere un qualche passo . L’Italia, d’altro canto, non accenna a intraprendere una concreta azione di politica estera, mentre si trincera dietro a proclami su possibili apocalittici scenari di “sbarchi di massa” sulle nostre coste e s’impegna a rivolgere pesanti accuse verso altri Stati europei colpevoli di fare i propri interessi a discapito dei nostri.

    Di fronte a quanto accade le uniche operazioni possibili ed efficaci sono i “corridoi umanitari”, ma essi non partono dalla Libia (tranne un caso eccezionale relativo a un’altra stagione) e sono purtroppo di piccola entità. Recentemente si è concluso il negoziato delle Nazioni Unite per un Patto Globale sulle migrazioni e per i rifugiati (Global Compact) che sarà sottoscritto in dicembre in Marocco. E già da ora sappiamo che due soli Paesi si sono sfilati da questo patto: gli Stati Uniti e l’Ungheria. Il Global Compact impegna infatti tutti gli Stati a mettere in campo canali sicuri, regolari e ordinati per i migranti e a mettere a disposizione più investimenti per risolvere le cause strutturali delle migrazioni (insicurezza alimentare, disoccupazione, cattivo governo, effetti del cambiamento climatico, ecc.). Anche quanto stanno facendo alcune agenzie internazionali nel riportare i profughi “a casa”, in Niger, e abbandonandoli al loro destino una volta superati i confini, mostrano come questo strumento sia insufficiente e, al contempo, riveli un’incapacità a pensare a un concreto e possibile futuro per queste persone, affinché non intraprendano nuovamente un viaggio verso l’incerto. Questo ci porta a chiedere, date le disumane condizioni esistenti, un grande impegno da parte di tutti i Paesi e le comunità che credono nella dignità umana per una cooperazione che apra e moltiplichi i “corridoi umanitari” dalla Libia non solo verso l’Europa, ma anche verso quei Paesi africani da cui provengono con iniziative di ritorno, reintegrazione e investimento in attività produttive. Un vero e proprio progetto di vita e di speranza non solo per le persone coinvolte, ma anche di sviluppo economico e sociale per i Paesi di provenienza.

    Siamo certi che questa potrebbe essere la strada da intraprendere ben consapevoli dell’esperienza tratta nei decenni di impegno dei volontari nei progetti intrapresi dalle nostre associazioni socie della Federazione in tante parti del mondo. È in quella nostra aderenza alle diverse realtà territoriali, in quella nostra capacità di condivisione con le comunità, le diocesi locali e le autorità delle diverse regioni che un progetto di questo tipo si può rendere concreto. Ci rendiamo ovviamente conto che questa non è “la” soluzione, ma nell’attuale situazione occorre offrire con urgenza buone opportunità per uscire dall’inferno libico. E per questo si possono mobilitare subito persone e organizzazioni di buon volontà, a partire dalle realtà cattoliche.

    Clicca qui per scaricare il pdf della lettera pubblicata da Avvenire

    Gianfranco Cattai

    Presidente Focsiv

    (Federazione degli organismi cristiani

    di servizio internazionale volontario)

     

     

  • gianfranco-cattai

    FOCSIV – Libia il pozzo nero della coscienza umana italiana ed europea

    “Si può essere realisticamente compiaciuti dell’accordo in Libia delle ultime ore sul cessate il fuoco tra le parti, ben consapevoli tuttavia della sua fragilità: può essere infranto in qualsiasi momento. Ciò che è certo che non è in quella terra che si decide il futuro della popolazione libica, la partita è giocata altrove e siamo certi che questa situazione esplosiva è solo una parte della III Guerra Mondiale a pezzi più volte menzionata da Papa Francesco. – ha dichiarato Gianfranco Cattai, Presidente FOCSIVOggi la Libia è il pozzo nero della coscienza italiana ed europea. Considerata un baluardo per chi in Europa ed in Italia non vuole pagare il conto con la Storia: l’accogliere i tanti che fuggono per carestie, per la fame, per la miseria, per condizioni politiche e sociali disumane dei paesi dell’Africa. È nelle carceri di detenzione arbitraria ufficiali e non, nel finanziare la Guardia costiera libica, nel applicare politiche volte al respingimento e nell’essere complici dei naufragi e delle morti in mare che il senso della solidarietà umana, dell’accogliere l’altro in difficoltà, del condividere anche il poco, muore. Abbiamo la certezza, fondata sui 46 anni dell’impegno delle 84 associazioni socie della Federazione, che solo dalla pacifica convivenza, dall’integrazione e dall’inclusione tra gli uomini che i paesi si arricchiscono sia sul piano sociale che economico. È necessario immediatamente riprendere il cammino per costruire una società italiana ed un’Europa che ponga al centro l’Umanità ovunque essa sia.”

     

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    Clicca qui per leggere il comunicato di AOI Libia: tregua immediata tra le parti, basta abusi sui migranti