Sono Valentina, ostetrica, Casco Bianco in Madagascar. Della mia esperienza ci sarebbero così tante cose da dire e così tante parole da scegliere. Parole che mi stanno insegnando un nuovo modo di vedere le cose e la vita qui. Ma tra tutte, la parola malgascia che sento più vicina è Tongasoa: Benvenuto.
È una parola semplice ma enorme. È la prima parola che ha accolto me, qui in questa terra meravigliosa. Sei mesi fa partivo per un’esperienza che mi avrebbe cambiato la vita. Sei mesi fa salutavo la mia famiglia in attesa che uscisse il binario per quello che sarebbe stato il primo step di un viaggio lunghissimo durato due giorni, o undici mesi, o forse tutta la vita. Con due valigie piene di sogni, aspettative, ansie e paure ma anche tanta voglia di fare, imparare, conoscere e scoprire. Con la voglia di liberarmi dalle mie sovrastrutture e preconcetti, di buttarmi in cose nuove, di vivere.
Chi l’avrebbe mai detto, io no sicuro, che si sarebbe trasformato in tutto ciò. In amicizia, amore, esperienze, progetti. Che tutto ciò così estraneo da me sarebbe diventato la mia routine, la mia comfort zone, qualcosa che ora amo così tanto. Compresi i miei compagni: tre forti e bellissime anime che mi accompagnano da quel giorno, con lo stesso passo.
Tongasoa per me è inizio, è ciò che tiene insieme tutto quello che vivo. È la parola che ho ricevuto e che ora restituisco attraverso le mie mani. È la parola che pronuncio ogni volta che nasce una nuova vita, per accoglierla in questo mondo. Ogni nascita è diversa, ogni incontro è diverso, ogni giorno è diverso. A volte mi perdo nell’adrenalina del parto tralasciando quello che è la vera essenza di ciò che faccio. La donna, l’ascolto, l’attenzione, il legame, l’accompagnare. Il respiro condiviso, le mani, il sudore, la fatica, il dolore, il travaglio. L’esatto momento in cui la donna si lascia andare, si fida, ti si concede esausta, ti stringe la mano fortissimo, poggia la testa sul tuo petto.
Le mani sono tutto, mani che si stringono, che ti stringono forte, mani che accolgono manine minuscole. C’è l’impotenza di fronte alla vita che si fa spazio e c’è quel senso di onnipotenza di fronte all’arrivo di una nuova vita, perché noi ostetriche siamo solo spettatrici del miracolo.
Perciò ringrazio questo lavoro, i bambini, le donne che diventano mamme, le colleghe.
E ringrazio il Madagascar che mi ha dato nuovi amici, una famiglia e nuovi occhi per guardare tante cose belle.
E perché ogni giorno, in fondo, mi dice ancora: Tongasoa.
Valentina Ganci, Casco Bianco con Change, in Madagascar



