Federazione degli organismi di volontariato
internazionale di ispirazione cristiana

Argentina, bella e crudele

Argentina, bella e crudele

L’Argentina è ambivalente. Ti spezza in due e ti lascia sospesa tra due metà: una bellissima, l’altra crudele.
Ho visto quanto la crisi economica si sia presa tanto, quasi tutto, soprattutto nei quartieri più “marginali”, come quello di San Jorge, a Posadas (n.d.r. capoluogo della provincia di Misiones, all’estremità nord-orientale dell’Argentina).

Ho trovato famiglie che non sanno come dare da mangiare ai propri figli e che, nonostante questo, continuano costantemente a cercare di costruire per loro un futuro migliore. Ho trovato bambini con scarpe troppo piccole per piedi che crescono in fretta; adolescenti che non possono permettersi di essere adolescenti, caricati di responsabilità da adulti, costretti a portarsi sulle spalle e ad accudire i fratelli più piccoli. Ragazzi che faticano persino a immaginare una vita fuori dal barrio, immersi in un contesto fatto anche di violenza ed eccessi, dove spesso l’unica regola sembra essere “mangiare, o essere mangiati”.

Ma la cosa più difficile da accettare è che molte di queste famiglie vivono in zone che per lo Stato sembrano non esistere. Vengono chiamate zone informali. Qui non ci sono strade asfaltate, il terreno è ricco di pietre e spesso scosceso, per cui l’ambulanza non riesce a raggiungere molte case, e la raccolta dei rifiuti è inesistente. Non vi arrivano l’acqua potabile né l’elettricità, e le famiglie sono costrette ad arrangiarsi come possono, spesso con allacci improvvisati che mettono a rischio la sicurezza di tutti. Ma in queste zone ci vivono molte famiglie: ci sono mamme che con una mano tengono in braccio un figlio di pochi mesi e con l’altra cucinano pane da vendere per arrivare a fine settimana. Ci sono uomini e donne sedute fuori sui sillones (poltrone) a bere mate, bambini che giocano a palla su quella terra rossa come il fuoco, ragazzi che si ritrovano, scherzano, giocano. Ci sono persone che hanno perso la speranza e altre che continuano, ostinatamente, a cercarla…ognuno fa quello che può, con quello che ha per continuare la propria vita cercando di renderla il più dignitosa possibile. Sembra non importare la loro condizione di fragilità né il livello di necessità di queste zone del quartiere.

Prima di partire mi ero ripromessa di accogliere tutto senza giudicare: ogni contraddizione, ogni differenza, ogni difficoltà, ogni disagio. Ma di fronte ad alcune storie è impossibile restare imparziali.
Più volte mi sono sentita spezzata a metà dall’Argentina: da una parte splendida, generosa, forte, con una cultura viva e colorata e dall’altra spietata, dove molte persone soffrono e sono abbandonate a se stesse.
Io con queste persone parlo, le abbraccio, entro nelle loro case, gioco con i loro figli, mangio ciò che cucinano. Le guardo negli occhi, le ascolto mentre mi raccontano pezzi bellissimi delle loro vite e trattengo le lacrime quando mi raccontano il dolore che hanno dovuto affrontare. Vedo la resilienza e la paura, la vita e la delusione, la bellezza e la tristezza con cui convivono ogni giorno. Allora come possono non esistere, come può non importare?



Nonostante tutto, nel barrio San Jorge ho trovato una comunità viva, fatta di persone sempre pronte ad aiutarsi, a condividere non solo le proprie storie, ma anche quel poco che hanno. Ho trovato persone che mi hanno accolta con dignità, che hanno aperto la porta di casa loro ed hanno condiviso con me il loro tempo, e parti della loro vita, senza chiedere nulla in cambio. Ho incontrato bambini che, con la luce negli occhi, giocano e provano a sognare oltre quelle pietre e quella terra. Adolescenti in cerca di un futuro migliore, in cerca di contatto e rassicurazioni, di qualcuno che dica loro che è possibile farcela. Ragazzi che vogliono condividere il loro mondo, che cercano vicinanza, comprensione, ascolto. Che sanno chiedere aiuto e che, soprattutto, sanno fidarsi.

Ed è in questa fiducia, fragile e potentissima, che ho capito che l’Argentina non è solo ciò che toglie. È anche ciò che, nonostante tutto, continua a dare.

Bianca Bandini, Casco Bianco con JARDIN DE LOS NIÑOS a Posadas, Argentina.