Fonte immagine Land concentration data: where to find and how to use it – Ecoaction
Ufficio Policy Focsiv – Come abbiamo già avuto modo di scrivere, l’accaparramento delle terre, il land grabbing, è concentrazione del potere sulla terra nelle mani di pochi grandi attori economici e finanziari. Da tempo si registra una crescente concentrazione della proprietà sulle terre, tanto da parlare di nuovo latifondismo (La crescita delle disuguaglianze sulla terra – Focsiv), mentre le grandi istituzioni finanziarie come la Banca Mondiale continuano a promuovere strumenti per favorire la proprietà, strumenti che sono ad appannaggio soprattutto delle grandi imprese e non facilmente accessibili da parte dei piccoli contadini (La banca mondiale fuori dalla terra – Focsiv).
Il grande tema della proprietà sarà al centro della prossima conferenza internazionale sulla riforma agraria (Verso la Conferenza sulla riforma agraria – Focsiv). E a tal riguardo è importante il rapporto presentato dal Relatore speciale delle Nazioni Unite che qui è commentato dal Centro per i diritti umani di Padova: La concentrazione delle terre minaccia il diritto al cibo: nuovo rapporto del Relatore Speciale ONU sul diritto al cibo – Centro di Ateneo per i Diritti Umani
Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo, Michael Fakhri, ha presentato al Consiglio dei Diritti Umani un nuovo rapporto dedicato al legame tra terra, acqua e diritto all’alimentazione, denunciando come la crescente mercificazione della terra rappresenti una delle principali cause strutturali della fame e della malnutrizione nel mondo.
Nel documento, che verrà presentato nell’ambito della 61ª sessione del Consiglio dei Diritti Umani (23 febbraio – 2 aprile 2026), il Relatore Speciale sottolinea che la trasformazione della terra in un semplice bene economico, soggetto a investimenti finanziari e speculativi, ha favorito una forte concentrazione fondiaria nelle mani di attori commerciali e grandi investitori, con gravi conseguenze sui diritti delle comunità rurali, dei piccoli agricoltori e dei popoli indigeni.
Secondo il rapporto, politiche fondate su leggi sulla proprietà e sugli investimenti, spesso sostenute da governi e istituzioni finanziarie internazionali, hanno contribuito alla perdita di controllo delle comunità sui propri territori, aumentando disuguaglianze, conflitti sociali e insicurezza alimentare. La concentrazione delle terre viene indicata come un fattore chiave di spossessamento, impoverimento e violazione dei diritti umani.
Il Relatore Speciale richiama l’attenzione sulla necessità di riconoscere la terra e l’acqua come beni fondamentali per la vita, e non come semplici risorse economiche. In questo contesto, il rapporto evidenzia l’importanza di strumenti giuridici internazionali già esistenti, come la Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione, i diritti di possesso e di uso della terra, e il riconoscimento del diritto alla terra e al territorio come elementi essenziali per garantire il diritto al cibo.
Inoltre, il rapporto afferma che governi, istituzioni internazionali e imprese ricorrono sempre più alle tecnologie digitali per modernizzare l’amministrazione fondiaria, con l’obiettivo di migliorare la trasparenza, l’efficienza e la protezione contro frodi e corruzione. Strumenti come la mappatura tramite GPS, i droni, i registri fondiari digitali e le piattaforme online per le transazioni stanno trasformando il modo in cui la terra viene gestita e governata. Sebbene le esperienze di Paesi come Brasile, India e Ruanda mostrino potenziali benefici per la governance della terra, questi processi comportano anche rischi significativi. In larga misura scollegata dai quadri dei diritti umani, la digitalizzazione della terra ha finora teso a rafforzare, e in alcuni casi ad approfondire, le disuguaglianze e le forme di esclusione esistenti.
Il documento invita infine gli Stati a riformare le proprie politiche fondiarie e agricole in una prospettiva basata sui diritti umani, rafforzando la protezione delle comunità locali e promuovendo modelli di gestione della terra equi, sostenibili e orientati alla giustizia sociale.



