
Quando agli inizi di gennaio mi è stato proposto da Riccardo Tagetti, Rappresentante Paese di OVCI qui in Cina, di preparare un corso di formazione per i professionisti locali, la sfida è stata accettata fin da subito. Non sempre ti viene data l’opportunità di scegliere un argomento che ritieni fondamentale per lo sviluppo della tua professione, di fare ricerca a riguardo e di presentare tali ricerche davanti ad altri professionisti. Per non parlare di professionisti appartenenti a un’altra cultura e che hanno ancora un concetto di riabilitazione e approccio al bambino molto differente dalla nostra. La prima cosa era capire chi fosse il target: logopedisti, TNPEE, psicologi, terapisti occupazionali, educatori. In Cina non esistono ancora specializzazioni o corsi universitari specifici che vadano a formare un professionista dall’altro, e una delle prime cose che ho imparato da quando sto vivendo questa esperienza (ovvero da ormai 10 mesi) è che, prima di sviluppare competenze tecniche specifiche, se lavori con bambini e famiglie, la difficoltà più grande per i terapisti è trovare degli strumenti semplici, sia educativi che riabilitativi, per coinvolgere le famiglie.

Come logopedista, avevo già in Italia sperimentato strategie di intervento indiretto coinvolgendo famiglie di piccoli pazienti con ritardi nello sviluppo linguistico. Alcune di queste avevano portato a miglioramenti nella produzione linguistica, altre a un accrescimento dei livelli di comprensione, altre ancora semplicemente (ma cosa non così scontata) hanno portato a un miglioramento della relazione tra il genitore e il bambino. Nello specifico, lo strumento che veniva proposto era semplice e facilmente reperibile per ogni genitore: il libro. Ne esistono di tanti tipi, non è difficile uscire di casa e scorgere una libreria aperta, spesso con un catalogo notevole dedicato all’infanzia. Il problema era un altro: non tanto la reperibilità, quanto piuttosto il fatto che il genitore non capisse quale libro scegliere, considerando le abilità linguistiche (ma non solo) del proprio bambino. Il trattamento basato sull’utilizzo del libro per la stimolazione del linguaggio è sempre stato utilizzato durante la mia pratica clinica nelle quattro mura del mio ambulatorio e, quando proposto ai genitori, è stato fin da subito ben accolto, trasformando il momento della lettura in una routine educativa (e in questo modo anche riabilitativa) piacevole e motivante per il bambino. Appena arrivata qui in Cina, dal confronto con alcuni professionisti locali, ho proposto l’idea di creare un progetto basato sulla lettura precoce, provando ad accompagnare due famiglie di bambini già presi in carico presso la struttura di Womende Jiayuan, insegnare loro cosa sia la lettura dialogica e come utilizzarla per stimolare il linguaggio nei loro bambini.
Una volta terminati i cicli di incontri con le famiglie e notati i miglioramenti cognitivi e linguistici dei bambini, ho compreso che la cosa più meravigliosa è che la lettura dialogica è uno strumento che funziona anche in un contesto completamente diverso da quello tipicamente occidentale: la lettura precoce diventa un gesto di cura che funziona ovunque esista un bambino che impara a parlare e un adulto che lo ama. Pertanto, quando è arrivata la proposta di inventare dal nulla un corso, non ho avuto dubbi che l’argomento potesse essere proprio quello della lettura precoce, ma non solo. Finora avevo preso in considerazione nel progetto solamente bambini tra i 2 e i 3 anni con ritardo di linguaggio, ma come la letteratura scientifica ci insegna, ovviamente la lettura porta benefici sia sul piano cognitivo che relazionale a qualsiasi età e, perché no, può diventare persino uno strumento di inclusione quando parliamo di bambini con disabilità.
Nasce così, dopo mesi di studio e ricerca, il corso: “Lettura dialogica, CAA e libri accessibili: strumenti clinici per l’intervento precoce (e non solo)”. Quattro giornate: tre in presenza a Pechino e una online, dove, tramite lezioni frontali, si parla della lettura dialogica, dei suoi benefici, delle strategie che portano a una maggior stimolazione linguistica del bambino e poi di come utilizzarla non solo come strumento di intervento indiretto, ma anche in terapia o in una seduta educativa. Inoltre, si introduce il tema della CAA (Comunicazione Aumentativa e Alternativa) e di come i simboli possano essere utilizzati per rendere i libri più accessibili anche per i bambini con disabilità. Ma le lezioni frontali non sempre bastano: i momenti più belli sono sicuramente stati i workshop e le tante attività pratiche in cui i professionisti si sono messi in gioco: si sono finti prima bambini, poi genitori e infine sono tornati ciò che sono, ovvero terapisti. Vedere la partecipazione e il dinamismo dei professionisti, entusiasti di aver trovato nuovi strumenti che potessero rispondere alla domanda “Come posso coinvolgere il genitore nella terapia?” è stato ciò che mi ha fatto capire che forse questo era quello che cercavano. “Perché non fai questo corso direttamente alle famiglie?” mi ha chiesto Celestina Tremolada, direttrice tecnica di OVCI qui in Cina, quando le ho presentato il programma del corso, quando ancora era solo un’idea. La mia risposta è stata quella che risiede in quello che è per me la cooperazione: dare strategie ai professionisti, perché, una volta che lascerò Pechino, quel luogo che ho chiamato casa per un anno, loro possano diffonderle e utilizzarle con altre famiglie. Fiduciosa che questa sia stata una buona idea, trovo forse il senso di tale scelta il giorno dopo la conclusione del corso: una delle terapiste mi scrive, ha bisogno di un parere su dei piccoli pazienti con cui voleva iniziare a lavorare con uno strumento tanto semplice quanto potente: il libro.
Linda Mantoni – Logopedista e Casco Bianco a Pechino, in Cina.








