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Le migrazioni nel nuovo bilancio europeo

Le migrazioni nel nuovo bilancio europeo

Fonte immagine Migration and border management: Heading 4 of the 2021-2027 MFF | Epthinktank | European Parliament

Sintetizziamo qui l’analisi del Progressive Migration Group (PMG) sulla proposta del Quadro Finanziario Pluriennale dell’UE 2028–2034 (MFF) (Concord Italia sul nuovo strumento Europa Globale 2028-2034 – Focsiv) riguardo le implicazioni per i Paesi africani e in particolare rispetto al tema delle migrazioni(Negotiating the EU’s next budget (MFF 2028-2034) and the implications for African countries)

La proposta della Commissione per il MFF 2028–2034 introduce una trasformazione profonda dell’azione esterna dell’UE: più geopolitica, più flessibilità, più condizionalità migratoria. Per l’Africa, ciò significa minore peso relativo nei finanziamenti, maggiore strumentalizzazione della cooperazione e un accesso più difficile alle risorse, soprattutto per i paesi fragili. Una risposta africana coordinata — e un’azione di advocacy europea coerente — possono contribuire a preservare la prevedibilità, la ownership e lo sviluppo di lungo periodo nel partenariato UE–Africa.

Nel nuovo strumento Global Europe la cooperazione esterna viene sempre più interpretata come leva per: la sicurezza e la gestione delle migrazioni, il rafforzamento delle catene del valore e l’approvvigionamento delle materie prime critiche, per la competizione geopolitica. Il governo delle migrazioniè uno degliinteressi strategici dell’UE, e questo comporta un allontanamento dal modello tradizionale di cooperazione allo sviluppo.

 La maggiore flessibilità, e la minore prevedibilità della cooperazione riduconolatrasparenza, la stabilità della programmazione, e la capacità dei partner africani di influenzare le decisioni. I paesi africani che hanno la capacità fiscale e finanziaria rischiano di essere esclusi dalle iniziative come il Global Gateway. L’Africa è sempre più vista attraverso il controllo delle migrazioni, l’accesso alle materie prime critiche, e rispetto alla competizione con Cina, Russia, Turchia. Vi sono diverse implicazioni per i Paesi africani. Tra i rischi si segnalano: la marginalizzazione nelle priorità UE; le condizionalità migratorie più forti (rimpatri, gestione frontiere); la riduzione dell’ownership nella programmazione; l’esclusione dai finanziamenti privati per paesi fragili; la politicizzazione degli aiuti, con fondi legati a obiettivi di sicurezza.

Mentre tra le opportunità si segnala l’interesse UE per transizione verde e le supply chains, e quindi la possibilità di negoziare partenariati industriali più equi; maggiori spazi per la mobilità regolare, la circolazione delle competenze, e la valorizzazione della diaspora.

Il budget per migrazione, frontiere e sicurezza interna raggiunge circa €81 miliardi (triplicato rispetto al 2021–2027), con aumenti rilevanti per Frontex: €11,9 miliardi (raddoppio); EUAA (Home | European Union Agency for Asylum): +80% e BMVI (Integrated Border Management Fund – Border Management and Visa Instrument (2021-27) – Migration and Home Affairs): €15,4 miliardi. L’obiettivo è implementare il Patto Migrazione e Asilo dal 2026.

In questo quadro l’analisi indica alcuni spunti per l’azione dei governi africani. Il primo riguarda la ridefinizione della narrativa del partenariato, in modo da spingere su: transizione verde, materie prime critiche e digitalizzazione, chiedendo sia creato maggiore valore aggiunto in Africa, e non modelli estrattivi, organizzandosi assieme nella Unione Africana e nelle organizzazioni regionali.

Risulta necessario il coinvolgimento strategico degli Stati membri UE avendo come target i ministeri delle finanze, degli esteri, degli interni; e il Parlamento europeo. Il messaggio chiave potrebbe essere che investire in Africa è nell’interesse strategico dell’UE.

Occorre modellare la cooperazione migratoria secondo le priorità africane: mobilità regolare, skills partnerships, occupazione giovanile, diaspora; difendere gli approcci basati sui diritti, e contrastare condizionalità eccessive legate ai rimpatri. In conclusione il nuovo MFF segna una svolta geopolitica dell’UE. Per l’Africa, il rischio è una relazione più strumentale e meno orientata allo sviluppo. Una risposta africana coordinata — e un’azione di advocacy europea coerente — può contribuire a mantenere il partenariato UE–Africa ancorato a sviluppo sostenibile, diritti e benefici reciproci, evitando che venga ridotto a un’agenda di sicurezza e controllo migratorio