Federazione degli organismi di volontariato
internazionale di ispirazione cristiana

La COP17 in gioco il futuro di un terzo delle terre del pianeta

La COP17 in gioco il futuro di un terzo delle terre del pianeta

Fonte immagine Highlights and images for 24 August 2026

Dal 17 al 28 agosto la capitale mongola Ulan Bator ospita la 17ª Conferenza delle Parti (COP17) della Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Desertificazione (UNCCD), l’appuntamento che ogni due anni riunisce i 197 Paesi firmatari del trattato per fare il punto sulla crisi del degrado dei suoli. Il tema scelto per questa edizione, “Restoring Land. Restoring Hope” (Ripristinare la Terra, Ripristinare la Speranza), riassume l’urgenza con cui la comunità internazionale guarda a un problema che non è più soltanto ambientale, ma sempre più umanitario, economico e geopolitico.

La Mongolia è tra i più colpiti al mondo dal fenomeno, con circa il 77% del proprio territorio già degradato. La conferenza coincide inoltre con l’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori proclamato dalle Nazioni Unite per il 2026, un dettaglio che porta al centro del dibattito un ecosistema spesso trascurato perchè i pascoli coprono oltre metà della superficie terrestre, sostengono i mezzi di sussistenza di circa 500 milioni di persone e forniscono un sesto del fabbisogno nutrizionale mondiale.

Una crisi silenziosa ma su scala planetaria

I numeri diffusi dall’UNCCD danno la misura del problema. Ogni anno vengono degradati circa 100 milioni di ettari di terra fertile, mentre il 40% delle terre coltivabili del pianeta risulta già colpito dall’aridità. Il conto economico è pesantissimo: si stimano quasi 900 miliardi di dollari l’anno di perdite legate al degrado dei suoli, a cui si aggiungono altri 300 miliardi dovuti alla siccità. Se la tendenza non si invertirà, avverte l’agenzia ONU, entro il 2050 fino a 700 milioni di persone potrebbero essere costrette a lasciare le proprie terre.

La Convenzione, adottata nel 1994 ed entrata in vigore nel 1996, ha raggiunto negli anni la ratifica universale. Il suo strumento più recente è il concetto di “Land Degradation Neutrality” (LDN) (neutralità nel degrado del territorio), formalizzato nel 2015 e collegato all’obiettivo 15.3 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Ad oggi 131 Paesi hanno aderito al programma di definizione degli obiettivi LDN e oltre 100 hanno già fissato target nazionali, nell’ambito di un impegno globale a ripristinare un miliardo di ettari entro il 2030.

Cosa succederà a Ulan Bator

L’agenda della COP17 è ampia. Tra i temi principali figurano la definizione del quadro strategico post-2030 dell’UNCCD, il rafforzamento del legame tra scienza e politiche su agricoltura e salute del suolo, un’agenda globale sulla siccità, la parità di genere e la sicurezza fondiaria, le migrazioni legate al clima e le tempeste di sabbia e polvere. Sono previsti anche un forum ministeriale su sicurezza e migrazioni, un dialogo ad alto livello su sistemi alimentari e salute del suolo, un forum della gioventù e un caucus dedicato a genere, popoli indigeni e comunità locali.

La Segretaria esecutiva dell’UNCCD, Yasmine Fouad, ha riassunto la posta in gioco con parole nette: “Il territorio è la nostra infrastruttura vitale, fondamentale per la sicurezza alimentare, l’acqua, i mezzi di sussistenza e la stabilità”.

Il settore privato entra in campo con Business4Land

Un capitolo importante della conferenza è dedicato al coinvolgimento delle imprese attraverso il Business4Land Forum. Business4Land (B4L) è il principale strumento con cui l’UNCCD cerca di portare il settore privato dentro la gestione sostenibile di terra e acqua, con l’obiettivo dichiarato di contribuire al ripristino di 1,5 miliardi di ettari entro il 2030. L’iniziativa poggia su tre pilastri: pratiche aziendali più sostenibili lungo le catene del valore, soluzioni finanziarie innovative (tra cui il Drought Resilience Investment Facility, un meccanismo di finanza ibrida dedicato alla resilienza alla siccità) e attività di advocacy per politiche favorevoli. A guidare l’iniziativa è un Champions’ Council composto da quattordici dirigenti d’impresa provenienti da settori diversi, dall’agricoltura al tessile, dalle foreste all’energia e alla finanza. Secondo l’UNCCD, ben 44mila miliardi di dollari, più della metà del PIL mondiale, dipendono in modo diretto o indiretto dalla natura: un argomento che l’organizzazione usa per spiegare perché le aziende non possano più restare ai margini della battaglia contro la desertificazione.

Fonti: Earth Negotiations Bulletin (IISD), unccd.int/cop17, unccd.int/our-work/business4land