• minerali 15 febbraio

    MINERALI DEI CONFLITTI

    FOCSIV è impegnata nella Campagna Europea sui Minerali dei Conflitti per chiedere che l’Europa si doti di una legislazione ambiziosa ed efficace che ostacoli il commercio dei “minerali dei conflitti” ossia minerali estratti sotto il controllo di bande armate e signori della guerra che sfruttano le popolazioni locali, le pongono in condizioni di schiavitù e commettono gravi violazioni dei diritti umani piuttosto che contribuire allo sviluppo. I Paesi maggiormente coinvolti in tale commercio criminale sono Repubblica Democratica del Congo e Paesi limitrofi nella regione dei Grandi Laghi, Colombia e Myanmar.

    Per interrompere questo sistema criminale che alimenta violenze e sofferenze, le imprese devono assumersi la responsabilità di garantire ai consumatori che esse procurano risorse naturali in modo trasparente e responsabile. Considerato l’elevato consumo di minerali nel mercato europeo, FOCSIV, assieme a CIDSE, ritiene che l’Unione Europea debba porsi in prima linea nel richiedere norme più stringenti sui minerali dei conflitti e promuovere la garanzia dei diritti umani.

    Una nuova legislazione che regolerebbe l’approvvigionamento dei minerali dei conflitti nell’Unione Europea è stata proposta a marzo 2014; il regolamento a proposito si propone di istituire un sistema di autocertificazione per gli importatori di stagno, tantalio, tungsteno e oro, e dei loro minerali.

    Tale proposta debole ed inefficace, poiché basata su un approccio di tipo volontario ed esclusiva solo per le imprese a valle, è stata oggetto di importanti votazioni nella primavera del 2015. Ad Aprile la Commissione del Commercio Internazionale INTA ha deciso di introdurre un sistema di certificazione obbligatorio solo per raffinerie e fonderie dell’UE; una svolta in direzione del rispetto dei diritti umani si è avuta con il voto del Parlamento Europeo in seduta plenaria del 20 Maggio il quale ha richiesto che tutte le imprese dell’Unione europea che lavorano, importano o utilizzano stagno, tantalio, tungsteno e oro (3TG) siano tenute ad agire in modo responsabile controllando le proprie catene di approvvigionamento per assicurarsi di non alimentare conflitti.

    La Presidenza del Consiglio Europeo, dopo aver esaminato la proposta della Commissione e gli emendamenti del Parlamento, ha presentato a Dicembre una proposta di compromesso che costituirà la base di negoziazione con il Parlamento e la Commissione nella nuova fase cosiddetta del Trilogo. Di nuovo si tratta di una soluzione debole, lontana da ogni approccio di tipo vincolante e focalizzata solo su alcuni anelli della filiera produttiva, che non permette la creazione di una struttura normativa ambiziosa che contrasti in maniera efficace e sostenibile il commercio dei minerali dei conflitti e le violazioni di diritti umani ad esso connesse.

    Il 1 Febbraio si è tenuto un nuovo incontro tra rappresentanti del Parlamento e Consiglio e, in occasione di tale consultazione, FOCSIV con CIDSE ha deciso di lanciare  una nuova fase della campagna sui minerali dei conflitti per fare pressione sui leader politici chiedendo un’ambiziosa assunzione di responsabilità nei confronti della tutela dei diritti umani in quest’ultima cruciale fase decisionale.

    È possibile firmare una lettera dei cittadini europei ai politici dell’Unione nella quale si esprime la profonda preoccupazione che “i prodotti che si comprano potrebbero nascondere storie di sofferenza”, consci che per l’estrazione dei minerali sono sfruttati uomini, donne e bambini, arricchendo bande armate che agiscono in paesi come il Congo. I minerali sono commerciati il più delle volte illegalmente e sono utilizzati per produrre, ad esempio, cellulari e computer. L’acquisto di minerali di dubbia provenienza, da parte delle aziende rende, queste ultime, “complici” delle bande armate.

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    immagine minerali

     

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