Federazione degli organismi di volontariato
internazionale di ispirazione cristiana

Non ne vale la pena

Non ne vale la pena

Sono Michele Scolari, ex-casco bianco con l’Associazione COE (Centro Orientamento Educativo) in Camerun. Ho passato lo scorso anno a Garoua, nel nord del paese nel progetto intitolato “Caschi Bianchi per l’inclusione dei minori in situazioni di vulnerabilità del Camerun”.  

La scelta di tale progetto è nata per le attività svolte dal COE all’interno delle prigioni del Camerun, dove realizzano attività di vario genere volte all’umanizzazione delle condizioni detentive, come l’alfabetizzazione dei detenuti minorenni e l’assistenza legale. È proprio quest’ultima attività che mi ha spinto a volere fortemente questo progetto. Infatti, avendo una formazione giuridica indirizzata alla tutela dei diritti umani, la questione carceraria è sempre stata un mio forte interesse.  

Per quanto riguarda le attività che ho svolto all’interno del carcere, ho cercato di portare la mia formazione alle attività già presenti e svolte dall’equipe del COE nella prigione e che, attualmente trovano una continuazione, anche grazie al progetto “Ça en veut la peine”. In particolare, tra le attività di cui mi sono occupato vi era uno sportello legale che veniva svolto all’interno della prigione centrale di Garoua e che consisteva nel compimento di interviste con i detenuti per capirne la situazione giuridica e se potessero beneficiare di alcune procedure previste dall’ordinamento camerunese. Nello specifico, la più rilevante è procedura di habeas corpus che permette ad un individuo privato della propria libertà di contestare la liceità della detenzione. Da queste azioni son stati creati dei moduli precompilati per alcune richieste alle autorità giudiziarie. Sono state anche chiarite le situazioni penali di numerosi detenuti grazie ai buoni rapporti dell’equipe con il personale statale all’interno della prigione.  

Insieme alla mia collega civilista, laureata in psicologia, abbiamo svolto attività di ascolto – legale e psicologico – con i detenuti condannati a morte ed è stata fatta ripitturare e rimigliorare la cella dei detenuti minorenni per evitare la proliferazione di insetti e per aumentarne la salubrità. Inoltre, venivano spesso compiute attività di tipo umanitario in senso stretto, come la consegna di cibo, vestiti o di prodotti igienico-sanitari.  

Al di fuori del carcere, svolgevamo anche attività con i “ragazzi di strada” al Centre d’Ecoute e al centro “Saare Jabbama” dove i ragazzi venivano accolti e si facevano attività sportive e culturali. Questa parte del progetto si è dimostrata intrinsecamente legata alle attività in carcere, in quanto aiutava a prevenire la detenzione di questa categoria vulnerabile.  

A livello personale una delle attività che mi hanno appassionato di più è stato lo svolgimento di un corso settimanale di diritto penale e procedurale a favore dei detenuti nell’ala minorenni (circa 130). Questo corso mi ha permesso di conoscere meglio l’ordinamento camerunese e di spiegare alcuni dei suoi istituti a persone che spesso non comprendevano appieno le ragioni della loro detenzione o dello svolgimento del processo. Quest’ultima parte si è tramutata anche in uno sketch teatrale dove i detenuti hanno messo in scena un’udienza impersonificando i vari ruoli e dando vita ai diversi diritti in pratica al fine di far conoscere le good practices da tenere in tribunale.  

La ricordo come una delle esperienze più significative nella mia vita.

Michele Scolati, già Casco Bianco a Garoua, Camerun con COE

(Michele nel dicembre 2023 ha vinto la categoria giovane volontario del Premio del Volontariato Internazionale Focsiv N.d.R.)