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Quale post Agenda 2030?  

Quale post Agenda 2030?  

Fonte immagine The After 2030 Project | Ontario Institute for Studies in Education

Ufficio Policy Focsiv – Dopo che gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (SDGs) non saranno raggiunti a causa della pandemia, poi delle guerre, dell’indebolimento della transizione ecologica, e della crescita delle disuguaglianze per la sempre più grande concentrazione di potere finanziario e tecnologico, della crisi del multilateralismo, la comunità internazionale e la società civile si stanno chiedendo se e come rilanciare un’Agenda post 2030. Riprendiamo qui la riflessione di FORUS: una delle più grandi reti internazionali della società civile che rappresenta oltre 24.000 ONG attraverso 74 piattaforme nazionali e 8 coalizioni regionali.

Il Post-2030 Vision Paper, elaborato in stretta consultazione con i membri della rete, arriva in un contesto geopolitico profondamente diverso da quello del 2015, quando gli SDGs furono adottati con un consenso globale che oggi appare sempre più difficile da ritrovare , con gli spazi civici che si restringono, mentre i finanziamenti allo sviluppo sono sotto pressione crescente e il sostegno al multilateralismo è apertamente contestato.

Le negoziazioni formali per l’agenda post-2030 non inizieranno prima del Summit SDG del 2027, ma il posizionamento politico e la costruzione di coalizioni sono già in corso. Forus, insieme alla sua rete, intende essere protagonista di questa fase preparatoria.

Tre scenari, una posizione chiara

Il documento individua tre possibili scenari secondo i quali il processo post-2030 potrebbe evolvere.

  1. la continuità, che Forus considera lo scenario di base più probabile;
  2. il reset, con una ridefinizione più profonda dell’architettura globale;
  3. e la frammentazione, che viene considerata lo scenario più rischioso

La proposta di Forus è elaborata in modo da rimanere rilevante in tutti e tre gli scenari, senza però rinunciare a un’agenda ambiziosa anche quando le condizioni politiche sembrano sfavorevoli. La visione d’insieme della proposta è basata sui diritti umani, sui principi di universalità e giustizia che dovrebbero venire garantiti da un sistema di finanziamenti e di accountability degli attori coinvolti, oltre che da una maggiore partecipazione di attori locali. La posizione è formulata attorno a tre assi: cosa difendere, cosa rivendicare, cosa rifiutare.

Cosa difendere

Forus chiede innanzitutto di preservare i progressi normativi dell’era SDG: lo sviluppo sostenibile deve integrare giustizia sociale, uguaglianza, sostenibilità ambientale, pace e diritti umani e questo non è negoziabile.

Va difeso anche lo spazio civico come bene pubblico e condizione abilitante per la partecipazione in processi democratici, la responsabilità e l’attuazione delle politiche. Un sistema multilaterale forte, capace di coordinare risposte collettive alle sfide globali, è altrettanto essenziale. E va tutelata anche la leadership locale oltre al riconoscimento istituzionale e potere decisionale per gli attori più vicini alle comunità e più direttamente impegnati nel cambiamento.

Cosa rivendicare

Le richieste di Forus toccano nodi strutturali che gli SDGs non hanno risolto. In primis la riforma del sistema di finanziamento allo sviluppo che comprende la ristrutturazione del debito, condizioni di prestito più eque, l’aumento del finanziamento agevolato, maggiore mobilitazione delle risorse interne, giustizia fiscale, coerenza delle politiche e sostegno prevedibile alla società civile.

La rete chiede anche un sistema per meglio rispondere alle diverse crisi del presente quali il collasso climatico, l’erosione democratica, le disuguaglianze crescenti, i conflitti, le opportunità e i rischi delle tecnologie emergenti. L’agenda futura dovrà riflettere le responsabilità differenziate e gli obblighi universali, imponendo ai paesi ad alto reddito di trasformare modelli economici insostenibili e di rafforzare la coerenza delle politiche sia a livello domestico che internazionale.

Sul piano della governance, la richiesta è di adottare meccanismi di accountability che però siano realmente vincolanti come ad esempio un sistema di rendicontazione obbligatoria, trasparente e regolare, con auditing indipendente e un ruolo formale per la società civile e gli attori locali nel monitoraggio e nella valutazione dei progressi. Non meno importante è la formalizzazione di un ruolo significativo e sicuro per gli attori della società civile nei processi negoziali e attuativi, con attenzione particolare alla partecipazione degli attori locali e dei gruppi soggetti a esclusione politica o strutturale.

Cosa rifiutare

Forus respinge qualsiasi framework che sacrifichi universalità, uguaglianza di genere, libertà civili o ambizione climatica a favore dell’opportunismo politico. Rifiuta la continuazione di uno status quo finanziario che, con i suoi meccanismi di indebitamento ingiusti e spazi fiscali diseguali, perpetua le disuguaglianze invece di correggerle.

Inaccettabili sono anche i meccanismi di accountability che restano volontari, selettivi o puramente performativi, senza seguito reale o capacità migliorative. E va respinta anche un’inclusione falsa che porti la società civile o gli attori locali negli spazi istituzionali per una questione di facciata, escludendoli però dalla definizione dell’agenda, dal processo decisionale e dalla verifica dei risultati. Viene, infine, rifiutata una governance dello sviluppo che espanda il ruolo degli attori privati o filantropici senza adeguate garanzie di interesse pubblico, supervisione democratica o responsabilità.

Una finestra strategica da non sprecare

Secondo Forus un’agenda post-2030 credibile dovrà essere ancorata ai valori di universalità e all’impegno di non lasciare nessuno indietro, anche in un contesto politico sfavorevole o limitante, per cui avanzare proposte ambiziose ha senso. Può contribuire a plasmare la narrativa, aprire spazio politico e costruire le basi per riforme più profonde in futuro, in particolare sul sistema finanziario e sulle diseguaglianze strutturali di lungo periodo.

Per Focsiv e i suoi membri, questo documento può rappresentare un invito a partecipare attivamente con ASviS e GCAP, alla fase più delicata del processo: quella in cui si definiscono le regole del gioco, prima ancora che il gioco abbia inizio.