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internazionale di ispirazione cristiana

Per la revisione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile

Per la revisione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile

Fonte immagine unsplash.com

Dal progetto Gen P e dalla rete GCAP

L’Italia si prepara a presentare la Voluntary National Review alle Nazioni Unite e ad avviare la revisione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile in un contesto segnato da crisi multiple e intrecciate: guerre, crisi climatica ed ecologica, aumento delle disuguaglianze, trasformazioni digitali e indebolimento del multilateralismo. In questo scenario, il ritardo rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile non può essere affrontato con misure settoriali o frammentate.

I giovani del progetto GenP (GEN P Generazione Partecipazione per la Partnership – Focsiv) e la rete delle associazioni della società civile GCAP (Chi siamo – GCAP ITALIA) con il rapporto “Quale coerenza delle politiche per governare le interconnessioni verso una pace positiva” e il suo executive summary chiedono che la revisione della Strategia italiana per lo sviluppo sostenibile sia fondata sulla coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile, capace di collegare dimensione nazionale e internazionale, giustizia sociale e ambientale, presente e futuro.

La priorità è rafforzare la governance della sostenibilità. Occorre che il Governo e il Parlamento italiano partecipino di più e con più forza ai processi multilaterali (come quello per la transizione dai combustibili fossili), per questo è necessario accelerare l’attuazione del Piano nazionale per la coerenza delle politiche, garantire una partecipazione significativa dei giovani e integrare in modo sistematico la valutazione intergenerazionale nelle decisioni pubbliche. La revisione della Strategia dovrebbe assumere il principio di Youth Mainstreaming come criterio trasversale e introdurre strumenti stabili di valutazione ex ante, monitoraggio ed ex post delle politiche più impattanti, comprese quelle di cooperazione internazionale.

Un secondo asse riguarda la pace positiva e la sicurezza umana. La sicurezza non può continuare a essere definita prevalentemente in termini militari. E’ necessario introdurre una riduzione vincolante e pluriennale della spesa militare e riallocare progressivamente risorse verso salute, istruzione, casa, resilienza climatica, cooperazione internazionale e coesione sociale. In questa prospettiva si collocano la proposta di un dipartimento di difesa civile non armata e nonviolenta, il rafforzamento della legge 185/90 sull’export di armi, la piena attuazione del Piano giovani, pace e sicurezza e l’introduzione di una valutazione obbligatoria dell’impatto delle politiche pubbliche sulla sicurezza umana e sulla pace.

La transizione ecologica deve diventare più rapida e più giusta. Il documento chiede l’uscita dall’economia dei combustibili fossili, il blocco di nuovi investimenti nel gas, il rafforzamento delle fonti rinnovabili e il sostegno a un trattato internazionale di non proliferazione dei combustibili fossili. Allo stesso tempo, lo sviluppo delle rinnovabili deve coinvolgere le comunità locali, garantire benefici sociali concreti e contribuire anche al ripristino degli ecosistemi e all’adattamento climatico.

La tutela della biodiversità e del territorio richiede obiettivi vincolanti per proteggere almeno il 30% di terre e mari entro il 2030, nuove aree protette adeguatamente finanziate e una piena attuazione del regolamento europeo sul ripristino della natura. Questa agenda deve essere accompagnata da strumenti legislativi e amministrativi coerenti e dal coinvolgimento attivo delle comunità locali, popoli indigeni, di scuola, ricerca, lavoro e nuove generazioni.

Sul piano economico e internazionale, la transizione non può tradursi in una nuova ondata di estrattivismo. Per questo il rapporto insiste sul rafforzamento della due diligence ambientale e sui diritti umani, sul sostegno a regole vincolanti per le imprese anche in sede ONU e sulla definizione di partenariati internazionali non predatori. In questo quadro, iniziative come il Piano Mattei dovrebbero essere sottoposte a valutazione preventiva, monitoraggio e verifica successiva, con criteri chiari di impatto sociale, ambientale e intergenerazionale.

Il governo delle migrazioni va sottratto alla logica securitaria. Le migrazioni devono essere riconosciute come fenomeno strutturale legato a guerre, disuguaglianze, crisi climatiche e trasformazioni economiche. Da qui la richiesta di investire nella mobilità regolare, nell’accoglienza e nell’integrazione, contrastando sfruttamento e precarietà, fermando l’esternalizzazione delle frontiere e aderendo in modo pieno ai processi multilaterali sui migranti e i rifugiati.

Un altro asse centrale è la giustizia fiscale. Ridurre la concentrazione di ricchezza e potere richiede maggiore progressività, una tassazione equa dei grandi patrimoni, interventi sugli extraprofitti e sulle rendite speculative e politiche pre-distributive capaci di ampliare accesso a lavoro di qualità, casa, istruzione e risorse produttive. La giustizia fiscale deve essere intesa come leva di coesione democratica.

Il rapporto richiama inoltre la necessità di una governance democratica del digitale e dell’intelligenza artificiale. Servono investimenti nell’educazione critica alle tecnologie emergenti, sostegno a ecosistemi digitali cooperativi e un rafforzamento della regolazione sulle infrastrutture digitali, sul potere delle piattaforme, sull’antitrust, sulla privacy e sugli impatti ambientali del settore tecnologico.

Infine, sul piano della finanza per lo sviluppo, l’Italia dovrebbe rispettare l’impegno dello 0,7% del reddito nazionale lordo per l’aiuto pubblico allo sviluppo, sostenere la riduzione e conversione del debito dei paesi a basso e medio reddito, promuovere una riforma dell’architettura finanziaria internazionale e garantire piena trasparenza sulle risorse mobilitate per cooperazione, clima e sviluppo sostenibile, anche attraverso un dashboard (cruscotto di segnali) pubblico accessibile ai cittadini.

Nel complesso, il documento propone di usare la VNR 2026 e la revisione della Strategia nazionale come un’occasione per ridefinire il ruolo dell’Italia: non più attore timido e frammentato, ma soggetto capace di promuovere politiche coerenti, multilaterali e orientate alla giustizia sociale, climatica e intergenerazionale.