Fonte immagine UNCCD COP17 concludes successfully in Ulaanbaatar – Asia News Network
Ufficio Policy Focsiv – Dopo aver scritto delle principali questioni discusse nella conferenza ONU sulla desertificazione (La COP17 in gioco il futuro di un terzo delle terre del pianeta – Focsiv), ecco una sintesi dei risultati, come al solito in chiaro scuro. Le divisioni tra Stati impediscono di accelerare la lotta alla desertificazione legata al riscaldamento climatico. I maggiori responsabili (i paesi ricchi) non accettano la richiesta dei Paesi più esposti (quelli africani) di adottare obiettivi obbligatori e di sostenere finanziariamente le politiche necessarie. In particolare sono stati gli Stati Uniti (che nonostante tutto hanno partecipato alla conferenza) ad opporsi a molte decisioni. D’altra parte il percorso rimane, prosegue e per gli Stati che vogliono la cooperazione multilaterale vi è la possibilità di andare avanti con le migliori politiche.
Qui la sintesi del Rapporto COP17 UNCCD tratta da Summary report 17–28 August 2026
La COP17 della Convenzione ONU per la Lotta alla Desertificazione (UNCCD) si è svolta in Mongolia sotto il tema “Restoring Land. Restoring Hope”. Il contesto globale è segnato da un degrado del suolo che colpisce il 40% delle terre emerse e da siccità sempre più frequenti e severe, con oltre tre miliardi di persone che vivono in aree degradate. La COP ha riunito circa 15.000 partecipanti nella Blue Zone, con l’obiettivo di accelerare l’azione multilaterale contro desertificazione, degrado del territorio e siccità (DLDD).
Nonostante l’urgenza, la COP17 è stata caratterizzata da forti tensioni politiche e da un numero senza precedenti di punti negoziali bloccati. Diversi temi chiave – genere, partecipazione della società civile, sinergie tra convenzioni, migrazioni, aridità, condivisione delle conoscenze – non hanno raggiunto un accordo e sono stati rinviati alla COP18. Tuttavia, sono state adottate 34 decisioni, molte delle quali rilevanti per l’implementazione della Convenzione.
Pascoli e pastori è un tema centrale della COP17, dato che i pascoli coprono il 54% della superficie terrestre e sostengono 500 milioni di pastori. La COP ha riconosciuto il ruolo strategico dei pastori come custodi degli ecosistemi dei pascoli e ha rafforzato la Rangelands Flagship Initiative (con focus su conoscenza, investimenti, istituzioni). Questa decisione è particolarmente rilevante per Paesi africani e asiatici, ma anche per l’Europa mediterranea, dove la gestione dei pascoli è cruciale per la resilienza climatica.
Sono incoraggiate politiche nazionali per la gestione sostenibile dei pascoli, il che significa migliorare la sicurezza fondiaria in linea con le VGGT (linee guida volontarie Voluntary Guidelines on the Responsible Governance of Tenure (VGGT) – Tenure Security: Protecting Land, Rights, and Livelihoods). E si è avviata la possibilità di istituire una Giornata Internazionale dei Pascoli e dei Pastori.
Le tempeste di sabbia e polvere (sand and dust storms: SDS). La COP ha adottato una decisione che rafforza la Global Implementation Initiative for SDS promuovendo sistemi di monitoraggio, previsione ed early warning e la realizzazione di progetti integrati di gestione del territorio per ridurre le fonti naturali e antropiche delle SDS. Si è riconosciuta la necessità di dati disaggregati per comprendere gli impatti socioeconomici, con attenzione a donne e gruppi vulnerabili, e si è promossa la cooperazione regionale e il supporto tecnico-finanziario di istituzioni multilaterali, perché le SDS sono riconosciute come un fenomeno transfrontaliero che richiede coordinamento internazionale, in linea con le sinergie tra Rio Conventions.
L’ordinamento fondiario. La COP ha approvato una decisione che incoraggia l’integrazione delle norme sul possesso della terra nei piani nazionali contro la desertificazione, invitando i Paesi sviluppati e le istituzioni finanziarie a sostenere sistemi di amministrazione fondiaria responsabile, azioni per la raccolta di dati disaggregati e indicatori nazionali.
Il tema delle norme per il possesso della terra è considerato fondamentale per la futura cornice strategica post-2030, e per questo si è concordato il rafforzamento del Land Tenure Toolbox e di riconosce l’importanza della governance inclusiva, con attenzione a donne, giovani, popolazioni indigene e comunità locali.
Vi sono stati però temi non risolti e rinviati alla COP18, come quello sulle migrazioni. Nonostante un ampio consenso sul fatto che la desertificazione sia un driver di mobilità, le divergenze politiche hanno impedito l’adozione di una decisione. I nodi principali fanno riferimento al “diritto a rimanere” contestato da alcuni Paesi; il ruolo del settore privato negli investimenti; l’integrazione della mobilità nei piani nazionali; e le responsabilità dei Paesi sviluppati nel supporto finanziario. La migrazione sarà un tema centrale della COP18.
Le siccità si è dimostrata la questione più divisiva. Dopo COP16, che aveva aperto la discussione su un possibile protocollo globale sulla siccità, la COP17 non ha raggiunto un accordo per un protocollo legalmente vincolante e sul target globale volontario (relativamente a ridurre l’esposizione alla siccità, aumentare la resilienza, migliorare i sistemi di early warning, integrare la gestione della siccità nei piani nazionali). Nonostante che la siccità è riconosciuta come un rischio sistemico per la sicurezza alimentare, idrica, energetica e per la stabilità economica
La decisione finale prevede la continuazione delle discussioni alla COP18 come punto autonomo dell’agenda; il rafforzamento del supporto tecnico del Segretariato e del Global Mechanism; e la realizzazione di consultazioni partecipative durante il periodo intersessionale.
Genere, società civile, sinergie tra convenzioni. Questi punti sono stati bloccati principalmente dagli Stati Uniti e rinviati alla COP18. Il rinvio è considerato da molti delegati un rischio per la legittimità del processo UNCCD, dato che: il genere è parte integrante del quadro strategico 2018–2030; la partecipazione della società civile è prevista dalle procedure adottate a COP9; le sinergie con le Rio Conventions sono essenziali nel semestre “triple COP” (UNFCCC – Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, CBD – Convenzione sulla biodiversità, e UNCCD – Convenzione per la lotta alla desertificazione
Governance, budget e funzionamento istituzionale. La COP ha adottato nuove regole finanziarie allineate ai regolamenti ONU ma un budget a crescita nominale zero per il biennio 2027–2028 (EUR 17,7 milioni). Il budget limitato riflette tensioni tra esigenze crescenti, avanzate soprattutto dai Paesi più oggetto alla desertificazione e disponibilità finanziarie stagnanti da parte dei Paesi più ricchi.
La COP17 ha visto importanti eventi di partecipazione come il primo incontro dei caucus dei Popoli Indigeni e delle Comunità Locali; la presenza attiva dei caucus Giovani e Genere e un forte coinvolgimento del settore privato tramite l’iniziativa Business4Land. La COP18 dovrà garantire la piena partecipazione di tutti i caucus, come richiesto da UE, Brasile e società civile.
In conclusione, la COP17 è stata una conferenza di transizione, segnata da una polarizzazione politica tra Nord e Sud globale che ha reso difficile raggiungere compromessi, rinviando di conseguenza i temi cruciali. Comunque si sono consolidate alcune iniziative strategiche come quelle sui pascoli, SDS, e la gestione fondiaria.
Il messaggio politico dominante è che la lotta al degrado del suolo richiede: una governance inclusiva con la cooperazione multilaterale; investimenti consistenti integrando clima e biodiversità e dando centralità delle comunità locali e dei pastori.
La COP18 sarà decisiva per recuperare i ritardi e definire la futura cornice strategica post-2030. Essa si terrà in Egitto, il prossimo anno e includerà tutti i punti bloccati a COP17; un nuovo dialogo sull’efficienza dei processi; un negoziato autonomo sulla siccità e dialoghi interattivi con ministri, società civile, settore privato, scienziati e parlamentari.








