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Rilancio del Fondo Globale per la Protezione Sociale

Rilancio del Fondo Globale per la Protezione Sociale

Fonte immagine: Joint urgent call with ITUC for a Global Fund for Social Protection and strengthened international commitments at FfD4 – Olivier De Schutter

Ufficio Policy Focsiv – Focsiv con GCAP, insieme a più di duecento organizzazioni della società civile, sindacati e reti confessionali di tutto il mondo hanno firmato nel settembre 2020 l’Appello per un Fondo Globale per la Protezione Sociale (Civil Society Call for a Global Fund for Social Protection to build a better common future), promosso dalla Global Coalition for Social Protection Floors. Recentemente ne è stata pubblicata una versione aggiornata, che tiene conto degli sviluppi politici e del contesto internazionale degli ultimi anni.

Ecco cosa chiede e perché i dati recenti lo rendono più urgente che mai.

Per la prima volta nella storia, più della metà della popolazione mondiale il 52,4% è coperta da almeno una prestazione di protezione sociale. Lo sottolinea il Rapporto mondiale sulla protezione sociale 2024-2026 dell’ Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), che aggiorna il quadro rispetto al 42,8% del 2015. Un progresso reale, ma che l’OIL stesso definisce gravemente insufficiente: al ritmo attuale, ci vorrebbero altri 49 anni, fino al 2073, per raggiungere la copertura universale. E le traiettorie dei diversi gruppi di Paesi divergono anziché convergere, mentre i Paesi ad alto reddito si avvicinano alla copertura totale (85,9%), quelli a basso reddito sono fermi al 9,7%.

Il Rapporto OIL introduce inoltre un dato inedito e allarmante: nei 20 Paesi più vulnerabili alla crisi climatica, solo l’8,7% della popolazione ha una qualche forma di protezione sociale. Sono 364 milioni di persone che affrontano gli impatti del cambiamento climatico senza alcuna rete di sicurezza. Il deficit di finanziamento per garantire loro anche solo un livello minimo di protezione ammonta a 200 miliardi di dollari all’anno: il 69,1% del PIL aggregato di questi Paesi. Colmare questo gap con le sole risorse interne è semplicemente irrealistico e c’è la necessità di un sostegno internazionale coordinato.

Cosa chiede l’Appello aggiornato

Il documento richiede di istituire un Fondo Globale per la Protezione Sociale, o un meccanismo internazionale di finanziamento equivalente, integrato nel sistema delle Nazioni Unite con un ruolo centrale per l’OIL. Il Fondo dovrebbe supportare i Paesi nel costruire sistemi nazionali di protezione sociale in linea con la Raccomandazione 202 dell’OIL e, nei casi di maggiore vulnerabilità strutturale, cofinanziarli su base temporanea.

Il mandato di questo meccanismo sarebbe quello di sostenere la piena partecipazione dei soggetti interessati alla progettazione dei sistemi di protezione sociale; ancorarli alla legislazione nazionale con risorse certe e prevedibili; rafforzare la mobilitazione delle risorse interne e la cooperazione fiscale internazionale sotto la guida dell’ONU; garantire risposte rapide agli shock economici. Il Fondo dovrebbe essere governato in modo partecipativo da Stati donatori e beneficiari, organizzazioni della società civile, rappresentanze dei lavoratori formali e informali, prendendo come modello la struttura dell’Accelerator Globale su Lavoro e Protezione Sociale per le Transizioni Giuste, già operativo ma considerato limitato per portata e risorse.

L’Appello cerca di affiancare all’aiuto pubblico allo sviluppo, come unica via, possibili fonti innovative già in discussione in varie sedi multilaterali: tasse sulle transazioni finanziarie, prelievi sugli extra-profitti e sui patrimoni estremi, tasse sul commercio di armi, riallocazione dei Diritti Speciali di Prelievo, scambi debito-protezione sociale. Strumenti che già esistono. Quello che manca è la volontà politica di attivarli a questo scopo.

L’importanza della volontà politica

In questo momento storico e politico il tema della protezione sociale ha acquisito una visibilità istituzionale senza precedenti. Infatti, sia il Segretario Generale dell’ONU che l’OIL hanno espresso sostegno all’istituzione di un tale meccanismo.

Già nel 2025, in vista della Quarta Conferenza sul Finanziamento dello Sviluppo (FfD4), il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema, Olivier De Schutter e il Segretario Generale della Confederazione Internazionale dei Sindacati (CSI), Luc Triangle hanno lanciato un appello congiunto in cui chiedono ai governi di : impegnarsi con scadenze precise a finanziare la protezione sociale nei Paesi a basso reddito (raggiungendo lo 0,7% del RNL in APS, con almeno il 7% destinato alla protezione sociale); riaprire concretamente le discussioni per istituire il Fondo Globale; e mobilitare strumenti finanziari innovativi e diversificati per garantire flussi di risorse stabili e sostenibili.

Inoltre, il documento finale della Quarta Conferenza Internazionale sul Finanziamento dello Sviluppo il cosiddetto “Impegno di Siviglia”, e la Dichiarazione Politica di Doha del Secondo Vertice Mondiale per lo Sviluppo Sociale contengono entrambi riferimenti espliciti all’impegno a sostenere la copertura di protezione sociale nei Paesi in via di sviluppo.

Eppure da tutte queste dichiarazioni e documenti firmati a summit di alto livello non si è ancora passati a pianificare un’architettura istituzionale concreta o un piano di lavoro. È esattamente questo il passaggio che l’Appello sollecita. Quindi non un nuovo documento ma un meccanismo che funzioni, fondato sui principi di titolarità nazionale, trasparenza e responsabilità che l’Agenda di Addis Abeba aveva già indicato come condizioni irrinunciabili per una cooperazione allo sviluppo efficace.

Il Rapporto OIL è chiaro riguardo al costo a lungo termine di questa inattività da parte degli attori coinvolti. Si rischia di andare incontro a una perdita di produttività, erosione della coesione sociale, spreco di capacità umane, sofferenze evitabili. E, in un contesto segnato dall’accelerazione della crisi climatica, una protezione sociale debole è un fallimento da parte delle politiche sociali e anche un ostacolo alla giusta transizione.

Senza sistemi universali di protezione, le politiche climatiche più ambiziose rischiano di scaricare i lorocosti su chi è già più vulnerabile, perdendo al contempo la legittimità politica necessaria per reggere nel tempo.