Fonte immagine ‘Send them back’ chants in EU Parliament after anti-migrant bill passes
Ufficio Policy Focsiv – Riprendiamo e rilanciamo qui la Nota della Fondazione Centro Studi Emigrazione (CSER) sull’approvazione del Parlamento europeo del regolamento rimpatri, bandiera della destra contro i migranti, ennesima prova della forza contro i deboli, contro i diritti umani, contro le radici cristiane dell’Europa.
Oggi, 17 giugno 2026, l’aula del Parlamento europeo di Strasburgo si è trasformata in un becero stadio di calcio dove gli scalmanati tifosi della repressione anti-migranti e rifugiati, gridando a squarciagola “Send them back” “Rispediamoli indietro”, hanno approvato “il regolamento rimpatri” per legittimare i “return hub” nei paesi terzi, per trattenere in detenzione fino a 30 mesi i migranti da rimpatriare e per permettere perquisizioni indiscriminate in abitazioni private o in «locali pertinenti» (chiese o associazioni?) alla caccia di immigrati clandestini, imitando nella peggior maniera possibile i raid dell’ICE, l’agenzia statunitense anti-immigrazione.
A pochi giorni dall’entrata in vigore del nuovo e repressivo Patto per le migrazioni e l’asilo e quasi, per scherno, a pochi giorni dalla celebrazione dell’ormai svuotata di senso Giornata Mondiale del Rifugiato che, voluta dalle Nazioni Unite come appuntamento annuale per riconoscere la forza, il coraggio e la determinazione di chi è costretto ad abbandonare la propria casa a causa di guerre, violenza, persecuzioni e violazioni dei diritti umani, sembra ormai una tradizione fuori moda, i partiti di destra sempre più estrema, capitanati dal Partito popolare europeo, hanno riaffermato la loro concezione dell’immigrazione e del diritto d’asilo: non c’è posto per loro in Europa e vanno rispediti indietro.
A questo servono i “return hub”, centri di rimpatrio, situati in paesi terzi, fuori dai confini europei in cui gli Stati membri dell’Ue potranno, pagandoli, far trattenere (fino a 30 mesi) le persone in attesa del rimpatrio definitivo.
È vero. il regolamento appena approvato dice che gli accordi, formali e informali tra Paesi Ue e Paesi terzi sicuri per “sbolognare” i migranti si possono fare solo con quei Paesi che rispettano i diritti umani. La beffa è che non si dice chi può decidere che un certo Paese rispetti o meno i diritti umani… Tanto è vero che la stessa Ue ha inserito stati come Turchia, Egitto e Tunisia – che non sono per niente famosi per la loro devozione ai diritti – nella lista dei paesi sicuri.
Il nuovo Regolamento si applica a tutti i migranti in attesa di rimpatrio, comprese le famiglie con minori. Gli unici ad essere esclusi da questa procedura sono i minori non accompagnati. E, infine, se un migrante fa ricorso contro la sua espulsione, questo ricorso non è sospensivo e lo Stato può comunque trasferirlo nel return hub di un altro paese in attesa della sentenza. L’importante è che il migrante sia lontano dal territorio del Paese membro, per la serie “lontano dagli occhi, lontano dal…”.
Tra i tifosi del “send them back” si schiera il commissario europeo alla Migrazione, Magnus Brunner, che esulta dicendo: «Accogliamo con favore il voto del Parlamento europeo sul regolamento relativo ai rimpatri. Un passo importante per mettere ordine nella nostra casa europea».
Ormai, l’immigrazione nell’Unione europea, nata sulla libera circolazione delle persone (oltre che delle merci) non è più gestita come una realtà globale che riguarda molte vite umane, ma come un problema da reprimere sempre e con tutti i mezzi, seguendo una narrativa politico-elettorale dove tutto si fonda sull’approccio securitario, repressivo e di rifilare ad altri i “pacchi umani” da rispedire, come novelli Ponzio Pilato che si lavano le mani sporche di sangue (esternalizzazione).
Quanto lontane sono le parole di Papa Leone XIV quando ribadisce: «la remigrazione? Non mi sembra la risposta più cristiana» perché «molte volte noi non conosciamo le ragioni per cui queste persone sono uscite dal loro Paese. Per cui semplicemente dire li mandiamo via, sarebbe come dire che ci laviamole mani del problema. Le persone vanno invece trattate con rispetto».
In realtà, più che di posizioni distanti, dovremmo forse parlare di abisso “incolmabile” tra concezioni incompatibili, tra chi è in favore dei diritti umani, soprattutto dei più deboli, e chi invece sa e vuole usare solo prevaricazione e forza. E se ai credenti è richiesta una sempre maggiore adesione della propria vita a quella di Cristo, ai non credenti resta una sola possibilità: disarmare e rendere ininfluenti con il voto democratico (in ogni occasione possibile) i fautori del “send them back”, del “rispediamoli, come pacchi, al mittente”.








